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Sutt'a lingua: Curiosità e approfondimenti.

'NZUSTA


Fiol d'un can

Particolare della copertina del disco "El can de Trieste" di Lelio Luttazzi


Per la serie "Siamo tutti bestie?", dopo le riflessioni sull'appellativo "crapa" dato a chi era poco intelligente, ora vorrei parlare di ciò che ci collega al cane.
Provocatoriamente ho messo come immagine introduttiva la copertina di un disco di Lelio Luttazzi dal titolo "El can de Trieste". Anche nel trattare questo argomento parto da me stesso, nato nel capoluogo giuliano, per affrontare un aspetto linguistico riguardante il dialetto di San Marco Argentano, il paese in cui vivo.
Partendo dal principio dalliano della "potenza della lingua, dove ogni lemma è un falso", la parola su cui voglio sostare è 'nzusta o 'nsusta, che indica approssimativamente disgusto. Sustusu è definito il bambino insofferente per un indefinibile malessere. Rastu è un odore non gradevole.
Credo che molti lettori, dalle tracce che ho lasciato, evidenziando alcune parole, avranno già fiutato dove voglio arrivare: all'origine del disgusto.
Cominciamo col dire che tra odore e sapore c'è uno stretto legame derivante dal comune apparato sensoriale. Naso e bocca agiscono come selettori naturali di ciò che ingeriamo. Usta è la traccia odorosa lasciata dall'animale, ma in alcune lingue balcaniche usta è la bocca. Nel nostro dialetto l'equivalente è rastu, l'odore sgradevole di carne o cibo avariato.

Voglio iniziare con alcuni interrogativi da persona ignorante.
È possibile che la "esse" sibilante con cui invitiamo a fare silenzio derivi da un'azione primordiale della caccia? E che i suoni "ast, est, ost, ist, ust", o alcuni di essi, facciano parte di parole che riguardano il fiuto, come quelle sopra evidenziate?
Mi affascina crederlo, anche se non ho alcuna prova. Diciamo che mi sto muovendo a naso. Del resto, se voglio spiegarmi il significato di 'nsusta non ho altra pista. Qualcuno obietterà che lo faccio a posta per creare bisticci linguistici e convincerlo che il pasto sia la fine dell'usta. Che dovrei fare? astenermi, ad esempio, dall'accostare il pasto alla sustanza? Ciò che dico potrebbe essere interpretato come una bestemmia, ma c'è Chi, autorevolmente, lo ha detto e fatto molto, ma molto prima di me.

A Trieste, e nel veneto in generale, susta è la molla. Uosimo in napoletano indica il fiuto o l'odore del del cane. Nel casertano mi pare che per indicare l'odore del cane si dica stutemi, o qualcosa del genere, comunque accostabile nel suono a stutare, spegnere! Ma stutare è collegabile a ustare? Non vedo alcun nesso tra fuoco e fiutare, tranne l'odore di carne bruciata.
Susta, poi, mi richiama alla mente sosta e sostanza. Anche in questo caso, qual è il nesso?
Avendo un cane, so per esperienza che, nel percepire le tracce odorose, si ferma qua e là ad annusare e ho pensato che la sosta è diversa da una fermata. Infatti la ferma nella caccia avviene quando il predatore ha avvistato la preda. Allora punta. Poi, come una freccia, scatta (sarà la susta del nord?) addosso a quella che prima era solo un'essenza, un'odore percepito, che poi diventa un pranzo sostanzioso (sostanza).
Possibile che 'nsusta sia in relazione a sosta e a sostanza? Tutto è possibile, il problema è dimostrarlo.
E che dire della possibile connessione con spegnere? Il contrario del rasto e dell'usta, i cattivi odori, è il profumo e se c'è il fumo ci sarà anche l'arrosto o quanto meno qualcosa di abbrustolito o l'odore di carne usta, combusta o ustionata. Urina e urere, bruciare, pare che abbiano un etimo greco comune, oĆ»ron. Sarà questa la risposta alla mia curiosità
Per i portoghesi il rosto è il viso, il muso come diremmo paragonandoci alle bestie, cioè l'apparato attraverso il quale, annusiamo, assaggiamo e mangiamo. O respingiamo (a San Marco annusìamu), se non ci convince, o sputiamo, se abbiamo incautamente ingerito.
Possibile che arrosto e profumo abbiano a che fare con 'nsusta? Tutto è possibile, il problema è dimostrarlo.
Sto andando a fiuto, e mi viene alla mente la fragranza. Ha a che fare anch'essa col la 'nsusta? Apparentemente no, ma se penso a qualcosa che deflagra, scoppia, vuol dire che brucia ed emana odore. Di conseguenza penso alla fragranza dell'odore di una pietanza.
Fiutare, cacciare, cuocere ... Non siamo all'età della pietra, e non dobbiamo sustenere più quelle prove durissime dei nostri antichi progenitori. Anche sustenere ha a che fare con questa specie di gioco del troglodita? Lo dico, giusto per capire se anche noi c'entriamo con la molla, la susta del nord e per capire se 'nsusta deriva da una sorta di tensione. Mi pare di no, forse...
In effetti chi è sustusu, è irritabile, nervoso prossimo a scattare. Come il cane quando lo provochi, dicendogli «Ussa, piglialo!»
Ma allora come spiegare la sosta che è il contrario della susta? Apparentemente è il contrario, ma come ogni molla ha in sé lo stato di quiete, di tensione e di scatto.

A questo punto vi chiedo: « Vi ho annoiato? vi sono venuto 'nsusta con questi fetori, puzze o con l'eccesso di fumi, incensi, profumi, essenze e fraganze, arrosto, soste, scatti ecc. ecc.. Sono riuscito a darvi una risposta credibile sull'origine e sul significato di 'nsusta, 'nzusta?»
Mi fermo qui, scusandomi se son andato di qua e di là, senza una direzione logica, ma sono un cane.
«E il resto della spiegazione?» chiederà qualcuno.
«L'ho lasciato dietro di me, assieme al rasto».

«Ara ti, 'sto fiol d'un can quante robe ch'el gha trova' in Calabria!'", avrebbe detto un mio conterraneo triestino, «Xe vere? O iera imbriago e el ne gha conta' bale!»


San Marco Argentano, 6 marzo 2026

Paolo Chiaselotti

Note
- Il principio dalliano non esiste. È una mia alterazione della strofa della canzone "Caruso" di Lucio Dalla.
- Luigi Capuana nel romanzo "Profumo" ha tratto dall'odore di zagara, emanato dal corpo della protagonista, un'essenza simbolica. Più esplicito e cruento è Patrick Süskind che, nel romanzo "Il profumo", tratta l'argomento nei suoi aspetti bestiali, ovvero il soddisfacimento del piacere tramite il fiuto e l'odore della carne, fino a concludere il percorso olfattivo saziandosi con essa.
- L'odore è strettamente legato all'uomo fin dal concepimento (feto), all'infanzia (putto) e alla senilità (perdere i sensi).
- Davvero le parole evidenziate hanno un legame? Diciamo che non basta estrarre, e valutare istintivamente, ma bisogna saper distinguere i resti come fa un paleontologo.
- Ho preferito definirmi fiol d'un can, un cucciolo che la madre annusa per riconoscerlo, perchè amo i cani.