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ANEDDOTI E RICORDI DEL NOVECENTO
 
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Anni 50.
I personaggi: don Eudesio, Virzillinu, don Amilcare, don Ciccio.
I luoghi: l'incrocio tra l'attuale via Roma e via duca degli Abruzzi.

Virzillinu, berretto calato sugli occhi e fazzoletto rosso al collo, è appoggiato al muro del palazzo Pizzuti-De Pasquale. Di fronte, presso la propria rivendita di tabacchi, don Eudesio invita don Amilcare e don Ciccio, entrambi appassionati cacciatori, ad esaminare per un eventuale acquisto un fucile usato, assicurandoli che è scarico.
Don Amilcare imbracciato il fucile, lo punta ora in questa ora in quella direzione mimando l'atto di seguire una preda immaginaria e, così facendo, mira in direzione di Virzillino. In quel preciso momento don Eudesio fa esplodere un petardo. Virzillinu, solleva la testa e scorge don Amilcare con il fucile puntato contro di lui: credendo di essere stato colpito a morte, stramazza a terra svenuto. Tra un accorrere di persone, urla concitate e imprecazioni, don Amilcare, seguito da don Ciccio, si da alla fuga e, sperando di non aver ucciso il malcapitato, grida all'indirizzo di don Eudesio: «Si Virzillinu mora a curpa è da tua!!»
(Aneddoto entrato nella storia locale)

Anni 30/'40
Don Ernesto Talarico era un maestro di scuola che in ogni occasione e con modi diversi non mancava di dare consigli e suggerimenti legati alle sue conoscenze.
Al rientro da una delle quotidiane visite al podere di Ghiandaro, don Ernesto e il colono che lo accompagnava furono sorpresi da un violento temporale. Il colono suggerì di ripararsi sotto una grande quercia in attesa che spiovesse, ma don Ernesto gli fece notare che quel riparo non era consigliabile perché gli alberi attiravano i fulmini.
Fatti alcuni passi, una scarica elettrica colpì l'albero. Il colono, fino a qualche istante prima poco convinto delle parole del maestro, esclamò: «Don Erne', aviesi ragiuni ... cu quali faccia n'aviema ricogli a Sammarcu!»
(Raccontato dallo stesso protagonista)
 
Anni '60
La barberia di mastro Carlino in piazza Selvaggi era il luogo ove si svolsero alcune delle macchiette più note dell'aneddotica sammarchese.
Ne raccontiamo una, protagonisti il barbiere e un suo cliente di nome Gilardo.
L'affilatutra del rasoio era la condizione essenziale per una rasatura indolore e la barba di Gilardo era una di quelle barbe ispide che richiedeva un continuo ricorso alla fastidiosa operazione. Gilardo, con la faccia abbondantemente insaponata, irrigidito e quasi sospeso tra nuca e piedi sulla poltrona della barberia, resiste alla sofferenza provocata dal passaggio della lama non sufficientemente affilata. Mentre la mano di mastro Carlino incontra sempre maggior resistenza nella rigidità del pelo e dei muscoli contratti di Gilardo, dalla piazza antistante giunge il guaito prolungato e sofferente di un cane. Il barbiere si ferma un istante chiedendosi che cosa stia accadendo alla povera bestia e Gilardo, senza muoversi di un millimetro, sussurra tra la fessura delle labbra serrate: «Forse si sta faciennu a varva!»
(Raccontata da Francesco Lo Sardo)
 
Anni '30/40
Non sappiamo quanto ci sia di vero in questo episodio, raccontato ripetutamente da un nostro anziano concittadino e accaduto, a suo dire, negli anni trenta.
Un frate, noto per la sua ingenuità, recatosi nell'ufficio anagrafe resta colpito e interessato dai coprimaniche indossati dall'impiegato, il quale, per burla, gli dice che quegli utili indumenti si chiamano preservativi e si vendono nella farmacia di fronte.
Il frate appena uscito dal municipio si dirige verso il luogo indicato e con l'innocenza che lo contraddistingue chiede due preservativi. Vedendo i due piccoli astucci che il farmacista gli porge, fa presente che li vuole molto più grandi. Per dar conto al farmacista che gli chiede sornione di quale misura abbia bisogno, il frate si scopre il braccio sinistro e, ponendo le dita della mano destra all'altezza della piegatura del braccio, indica candidamente: «... a misura mia chissa!»
 
 
Anni '70
Il cosiddetto "ratto dei polli" è entrato a buon diritto nell'antologia classica degli aneddoti sammarchesi di penultima generazione. Dei buontemponi, con un abile raggiro, si fecero consegnare dal ristoratore alcuni polli nostrani che questi aveva preparato per altri, i quali scoprirono l'inganno quando le carni erano state ormai digerite. Uno dei protagonisti, il commediografo Franco Manieri (nella foto), descrisse l'avvenimento con un componimento poetico ad endecasillabi sciolti dal titolo "Colpo gobbo allo Spaghetto D'Oro"
 
Anni '70
L'episodio avvenne nella farmacia di piazza Selvaggi.
Un signore piuttosto anziano deve acquistare un preservativo. Imbarazzato per la presenza di altre persone chiede un pigiamino, nella speranza che il farmacista sappia interpretare la sua richiesta. Il farmacista dapprima chiede la taglia, poi non avendo risposta chiede l'altezza e quindi l'età del bambino. L'uomo, sempre più a disagio, dopo alcuni secondi di esitazione risponde: «... u picciriddru tena l'età mia!»