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Sutt'a lingua: Curiosità e approfondimenti.
Un esemplare di capra aegagrus hircus Si' na crapa! dicevano una volta gli "educatori" agli allievi che non studiavano. Nessuno di loro rispondeva per le rime, perché c'era "molta più educazione una volta" e soprattutto perché non esisteva ancora il computer. È evidente che l'educatore, il maestro, aveva una cattiva opinione sulle capre o crape come lui le chiamava. Poiché egli chiamava crapa un proprio alunno vediamo di scoprire se l'appellativo era appropriato o fuori luogo. Oggi basta fare una serie di ricerche in rete sulle origini della parola per scoprire cose interessanti. La prima risposta a questa nostra indagine sul significato della parola crapa ci dice che si tratta di un "termine dialettale/regionale una metatesi della parola capra per indicare chi ha la testa dura o pelata". Nell'Italia meridionale (è il caso nostro) la parola crapa equivale a capra. Punto e basta. Non è una questione di lana caprina, ma dalla risposta data dall'intelligenza artificiale alla nostra semplice scrittura di crapa su un motore di ricerca, si capisce che il nostro referente culturale dell'epoca, il maestro, equiparava la persona alla bestia e non ad una parte di essa. L'intelligenza artificiale, cioè il referente culturale di oggi, ci dà una risposta che riflette l'elaborazione a cui è stata sottoposta la parola capra, fino a una sottile equiparazione del cervello con la merda. Non sto esagerando e non voglio addentrarmi in analogie che ognuno pazientemente può riscontrare da sé, voglio solo dire che il dialetto riesce a darci una risposta etimologica e semantica più vicina all'origine del termine. Il maestro, dunque, equiparava l'alunno alla bestia capra, allo stesso modo con cui poteva equipararlo alla bestia asino. Anche qui potremmo fare una riflessione su queste due diverse scelte, ma non è il caso. La prospetto, tuttavia al lettore, perché possa riflettere su come sono andate le cose. Se, dunque, crapa equivale a capra, scriviamo questa volta capra su un motore di ricerca per vedere che cosa ci dice l'intelligenza artificiale. La risposta immediata e univoca è che si tratta della capra hircus "discendente addomesticato dell'egagro dell'Asia Minore e dell'Est europeo. Vediamo, ora, di capire perché un maestro meridionale equiparasse l'alunno che "andava male a scuola" alla capra, indagando ovviamente su quest'ultima essendo impossibilitati a farlo sugli altri protagonisti. Non ho, purtroppo, appigli idioti a cui aggrapparmi per risalire all'origine di questi due termini, superiori alle mie modeste conoscenze, ma fortunatamente attraverso la rete riesco a muovermi lungo sottili fili logici ed etimologici. Dal latino hircus è derivata la parola italiana irco con cui viene indicata la capra domestica. Andando "ad orecchio" mi vengono alle mente parole come cerchio, circo, arco, irico (?!). E mi chiedo: ma quest'ultimo vocabolo esiste? Sì e si riferisce all'Irlanda. Un'isola. L'isola mi porta a Capri e a Caprera, come l'asino all'Asinara. Forse, mettendo assieme le due cose, il maestro voleva isolare l'alunno che lui considerava na crapa? Non posso escluderlo, in quanto, essendo certamente un maestro cattolico, ricordava le parole del Gesù che insegnava ai suoi discepoli come separare le capre irrequite dalle pecore, aggregate mansuete intorno al pastore. Però ci vollero secoli prima che ciò avvenisse e in questo enorme lasso di tempo le crape erano libere di muoversi e padrone di isole. Potevano saltare e quasi volare, come Icaro, il figlio di Dedalo che per andare troppo in alto cadde in mare. Il maestro, che senz'altro conosceva la storia e i miti, si preoccupava anche che quell'allievo vivace non facesse una brutta fine e chissà che non collegasse Icaro a irco. I maestri sono capaci di questo e altro. Qualcosa di vero potrebbe anche esserci dato che nel mare in cui precipitò, stando alle parole di Sant'Isidoro, c'era uno scoglio a forma di capra, che diede il nome anche al mare Egeo (non ho capito bene come, considerando che non conosco il greco) e al mar Carpatico. Se questo fosse vero, vuol dire che il maestro chiamava crapa chi non studiava perché la sapeva lunga, più lunga senz'altro di me, che sono saltato di palo in frasca parlando di crape, capre e addirittura di scarpe, avendo scoperto che i pastori sardi mettevano ai piedi as crapita o is crapitas. Come i nostri sclavi del Guiscardo indossavano i scarpis per scalare le rocce e come noi, su terreni scoscesi, camminiamo carponi. San Marco Argentano, 24 marzo 2026 Paolo Chiaselotti Se ci rifacessimo all'etimo di crapa usato al nord per indicare la testa,
verrebbero immediatamente alle mente le corna, incluse quelle celtiche, le quali al sud
stanno ad indicare una brutta cosa: il tradimento da parte della femmina di un maschio. Sulla base
di questa equiparazione comprendiamo che metter le corna significa incoronare un altro maschio,
cioè scegliere un altro capo, tradendo il precedente. Al sud chi non aveva le corna, non essendo capo
era guddru, forse uddru (?!), semplice amico e occasionalmente amante. Un drudo
senza cor(o)na, verrebbe da pensare.
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