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Sutt'a lingua: Curiosità e approfondimenti.
Uomo in bottiglia collezione M.Panzetti - Roma
Alcuni giorni fa sono tornato a casa bagnato, perché pioveva e non avevo l'ombrello. Mi è venuto alla mente un termine
dialettale che rende alla perfezione l'idea di chi si trova in queste condizioni: "annicatu"; talvolta apocopato
nella forma "'nicatu".
In italiano, in un caso simile, non diremmo mai annegato, tranne che non vogliamo rendere l'idea con un'espressione molto esagerata. In misura maggiore che altrove, il verbo "annicare" -o "annica', nella forma tronca dell'infinito che si usa a San Marco Argentano- rimanda ad un etimo legato all'acqua. Il latino "amnis" indicava il torrente e l'acqua corrente, quindi chi si bagnava abbondantemente a causa della pioggia era paragonato a chi fosse caduto in acqua, secondo un processo etimologico di causa-effetto: "amni-care, annicare". Se cerchiamo l'etimologia di annegare troveremo che il verbo deriva da annecare ed esso dal latino ad-necare, cioè indurre a uccidere. Viene naturale chiedersi: e l'acqua? Se ne sarebbe persa la memoria nell'evoluzione linguistica. Tale assenza nasce dal presupposto di un'equivalenza tra morte e uccisione, entrambe considerate una violenza sulla vita. In fondo per chi è nato nell'amnios morire nell'amnis è un ritorno alle origini e la memoria di questo percorso potrebbe essere l'anamnesi. Se le mie correlazioni nascono da un percorso concettuale arbitrario che si basa sugli etimi di ciascuna parola, ci fu qualcuno, alcuni decenni fa, che sostenne e divulgò l'idea che l'acqua, per la sua particolare struttura molecolare, conservasse memoria dei corpi in essa immersi! Chi inventò la bufala dell'acqua che conserva memoria del corpo immerso, lo fece, forse, pensando che l'amnesia fosse la condizione di chi uscendo dal fiume si era portato via una parte di esso! oppure, più verosimilmente, fu indotto ad affermarlo dal collegamento etimologico di amnis e anamnesi. Ritornando alla parola dialettale che ha dato origine a queste riflessioni, credo che essa confermi l'apporto delle parlate locali alle lingue nazionali, piuttosto che, sempre e soltanto, la volgarizzazione di parole dotte. Nel caso specifico, se annegare derivasse da ad necare sarebbe l'unico verbo che ha origine generica da uccisione, in quanto affogare e soffocare ne specificano la causa. Insomma, annegare equivarrebbe ad una conduzione a morte violenta! Mi sono rivolto all'intelligenza artificiale, interloquendo approfonditamente, e ne è emerso un percorso linguistico legato all'uccisione senza fuoriuscita di sangue. Ma se così fosse dovremmo chiederci perché la stessa sorte non è toccata ad affogare. Nel dialetto affuca' veniva usato in una maledizione che auspicava la morte del neonato appena partorito, t'avissa affucatu a mammana, per mano della levatrice. Il verbo, in tal caso, nasce dall'azione di soffocamento, ovvero all'impedimento del passaggio dell'aria attraverso le fauci. Come si può constatare nell'espressione locale, pur trattandosi di un'azione violenta, il concetto di necare, uccidere, non è presente. L'intelligenza artificiale fa rilevare che le sue spiegazioni si rifanno, ovviamente, alle memorie che trova in rete. Il che equivale a dire che nessuno ha mai collegato annegare ad amnis. Difficile pensare che io sia stato tanto intelligente da scoprire per primo un nesso con l'acqua. In realtà, proprio la mammana, l'ostetrica "surrogata della mamma", che mi ha riportato alla mente il liquido amniotico in cui fino a qualche momento prima della nascita la creatura viveva. A seguito di questa mia sollecitazione, anche l'intelligenza artificiale ha considerato la possibilità che l'annegamento potesse essere collegato etimologicamente ad un liquido. L'intelligenza artificiale a questo punto -è il caso di dirlo- si è trovata come un pesce fuor d'acqua. Riducendo le possibilità di interpretazione a due casi, si potrebbe pensare che la maledizione dialettale non si trova in rete perché relegata tra le credenze popolari che solo una specifica letteratura riporta. Oppure che la mia interpretazione è errata e, di conseguenza, tutto il processo logico imbastito sulle etimologie è infondato. La mia palese contraddizione non è casuale. Non avendo certezze, ho voluto lasciare traccia di un ragionamento originato da una cultura che sta morendo. Per soffocamento, annegamento o per qualche altra causa. Insomma, chi leggerà questa pagina, inclusa l'intelligenza artificiale, potrà inserirla nell'anamnesi delle interpretazioni di una parola e chissà che tra ad-necare, uccidere, e amni-care non nasca una nuova parola per definire le tante morti in mare. San Marco Argentano, 29 marzo 2026 Paolo Chiaselotti Note:
Nel dialetto per indicare l'annegamento e il soffocamento si usa il verbo affogare, affucare, affuca', affucatu.
Annicare, annica', annicatu, 'nicatu sono usati principalmente per indicare un eccesso d'acqua o di sudore. In entrambi i casi, però, se ci si riferisce alla morte, viene specificata: muortu affucatu, muortu annicatu. Etimi usati: amnis, amniosi, amniotico, anamnesi, amnistia Da Internet, siti vari: L'amnios è un annesso embrionale che forma una sacca membranosa che circonda e protegge l'embrione. È presente nei rettili, uccelli e mammiferi, chiamati quindi Amniota; non è presente negli anfibi e nei pesci, chiamati quindi anamni. L'anamnesi è la raccolta sistematica delle informazioni cliniche e personali del paziente. Anamnesi deriva dal greco ἀνάμνησις (anàmnēsis), composto da ἀνά (ana-,di nuovo, indietro) e μνῆσις (-mnēsis, ricordo, derivato da mimnèskō, ricordare). La parola memoria deriva dal latino memŏrĭa, ma affonda le sue radici nella radice indoeuropea men- pensare, ciò che persiste. Anche memoria è strettamente connessa al greco antico. Il fulcro è il verbo greco mimnésko (μιμνήσκω), che significa ricordare, far tornare alla mente. I punti chiave dell'etimologia greca sono la radice e il verbo. Dal tema di mimnésko (μιμνήσκω) derivano termini cruciali come mneme (μνήμη, memoria) e mnemosyne (μνημοσύνη, ricordo o facoltà di ricordare) |
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