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Sutt'a lingua: Curiosità e approfondimenti.

ARMIAMOCI E PARTIAMO


La

La fontana di Trevi


Perché questo titolo militaresco? Perché l'argomento di oggi trae spunto dal linguaggio militare, ma ha finito per essere accostato alle cose più pacifiche e insolite.
La parola polisemica o proteiforme di cui mi occuperò è garmare, derivata dall'italiano armare. Armiamoci e partiamo vuole essere uno sprone ad affrontare i rischi che l'uso delle armi, tra cui la lingua, comporta.
Cominciamo. Iniziamo con la prima espressione che alcuni dei rari lettori della rubrica potrebbero aver pronunciato: «Iamu vidimu c'ha garmatu goi u pruvissuru!»
Il significato è: andiamo a vedere che cosa ho combinato oggi. La stessa che un nostro concittadino direbbe, apprendendo che, per vedere la fontana di Trevi a Roma, deve pagare. «Vida 'chi t'hanu garmatu!», sottinteso «ppi fa' sordi!» con l'unica differenza che tutto quello che garmu iu è gratis.
Continuiamo. Così, a caso.
In un'occasione importante, la mamma raccomandava sempre ai figli garmati bellu bellu e, forse memore di questi insegnamenti, qualcuno si garmava di missa cantata ossia, si vestiva con notevole sfarzo, di solito a sproposito o inutilmente. Colui che glielo faceva notare era senz'altro una persona che garmava zimechi, ma accadeva che intervenivano altre persone e si garmava na litica. L'intruso era sempre accusato d'avi' garmato nu rivuotu con il suo arrivo.
Se più persone si riunivano il motivo era spesso ppi garma' rutini. Chi voleva vendicarsi di qualche torto garmava na pastetta, mentre in politica chi era escluso da una lista, si candidava garmannu na lista di parenti e amici.
I negozianti che fallivano erano quelli che garmavano a megliu vitrina. Nei mercati e nelle fiere si garmavano i bancareddre; chi non l'aveva garmava tutti i cosi 'nterra. Capu frischi e imbroglioni erano in grado 'i ti garma' trastuli.
Agli sposi veniva garmata a meglia festa, con la tavola e il letto garmati a dovere.
Vivere era davvero un problema e si sopravviveva spesso garmannu 'mbruogli a danno di chi possedeva qualcosa o garmannu chiancule. C'era, in quest'ultimo caso, chi lo faceva per catturare piccoli animali. Garma' chiancule e tijiddri era veramente il nobilissimo lavoro del muratore, che garmava fierri, ligni, forme, 'mpalcatura ecc., mentre la moglie gli aveva garmato u panariedddru 'cu pane, vinu e furmaggiu. La donna era colei che sapia garma' ogni cosa da casa. Garmava i cosi 'i sicca' sup'i catrizzoli, si garmava u cistu 'chi panni quando andava a lavare, garmava la tavula, garmava i figli 'cu fioccu 'pi ji alla scola e trovava il tempo pure 'pi garma' dua maccarruni. Ahh, le donne di una volta ni garmavanu cose!
E gli uomini? In genere garmavano tranganieddri, cose inutili, ma entrambi erano capaci di garma' nu piattinu per vendicarsi di qualcosa.
Va' vida 'chi t'ha garmatu ... era la sorpresa che non ti aspettavi, dove poteva esserci di tutto, nel bene e nel male. Garmare era come il fare o come u pitrusinu: si poteva usare dappertutto. In casa, sul lavoro, in strada, sui mezzi pubblici: non sbagliavi mai, qualunque cosa garmavisi era sempre appropriata.
In italiano, al contrario, non ti potevi armare di un bel vestito, né potevi armare un letto o armare una tavola, per non parlare di armare una festa, uno spettacolo o un matrimonio. Guai ad armare una lite o armare i ferri del lavoro o armare le pietanze. Se eri donna non potevi armarti di minigonne o di tanga o se eri uomo, indossare pantaloni a vita bassa, garmatu 'cu culu 'i fora.
«Ma questo perché nessuno avrebbe mai compreso perché girare armato senza mutande? si chiederà qualcuno.

A questo punto nasce il dubbio: garmatu significava anche con un'arma in mano? No, l'arma era arma per tutti, sia che si trattasse di un fucile, di una pistola o di un cannone. In fatto di strumenti di offesa, di armamenti e di possesso d'armi siamo, fortunatamente, uguali a tutti gli italiani. Arma si dice arma e armare si dice armare. Anche da noi.
Si tratta di un termine uguale ma con diversa etimologia? No, a quanto mi risulta l'origine è la stessa ed è legata ai nostri arti superiori, che possiamo definire gli attrezzi che ci consentono di fare ogni cosa. Non a caso 'arm' nelle lingue di origine germanica è il braccio.

Come spiegare l'uso della "G" solo nei casi sopradetti e non in quelli riguardanti le armi?
Non ho competenze tali per dare una risposta, ma credo che la differenza sia nella A breve (ǎ) e nella A lunga (ā:) che distinguevano i due differenti casi. La prima (ǎ) aveva bisogno del consueto sostegno fonico di una consonante.
Sono gradite correzioni e integrazioni.

San Marco Argentano, 19 dicembre 2025

Paolo Chiaselotti

A margine dei significati sopraddetti, va aggiunta anche la parola arma, con significato di anima o, per essere più precisi, di alma. Quest'ultima sta a significare nutrimento, mentre anima è il soffio vitale. Noi le usiamo entrambe, ma l'espressione generica 'pi l'arma indica che ci riferiamo non allo spirito, ma a ciò che ci sostiene (alma terra, alma mater). Sarà perché abbiamo sempre fame che diciamo mi scasta l'arma e chi ha mangiato o bevuto qualcosa di cui sentiva estremo bisogno, dedica il piacere che ne ricava ai propri defunti: «Ahh, ca vo' ji' ppi l'arma di muorti. Altri, invece, lo dedicano all'anima. Punti di vista.