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Sutt'a lingua: Curiosità e approfondimenti.
L'Aunu: l'agnello tra mito, lingua e ciclicità«Ecco l'agnello che svela i misteri del mondo», mi verrebbe da dire parlando dell'aunu, in un parallelo concettuale con le celebri parole del Battista. A San Marco Argentano, così come in diverse aree del Meridione, aunu è il termine con cui viene chiamato l'agnello. Si pronuncia con l'accento sulla prima lettera, àunu, ed è una parola apparentemente innocua che nasconde, in realtà, profondità inaspettate. La riflessione di oggi si collega idealmente alle pagine che ho dedicato alla "crapa": se in quel caso emergeva la visione primordiale di un animale selvatico e indomito, con l'aunu entriamo in una dimensione diversa. Oltre all'indiscutibile arcaismo del termine, qui emerge un vero e proprio approccio "scientifico" 'ante litteram' dell'uomo, capace di legare la lingua alla biologia della nascita. Scomponendo la parola sillabicamente in "a-unu", essa ci evoca immediatamente un'origine: la prima lettera dell'alfabeto e il primo numero. Ma c'è di più. Questa sua "unicità" deriva anche dall'essere – secondo i greci, che di greggi la sapevano lunga – nato da un liquido di cui porta il nome. Il legame linguistico, che apprendo dal Vocabolario Treccani, è affascinante: il greco amnòs (agnello) si intreccia con termini come amneîon dérma o ámnios hymḗn, ovvero la "membrana dell'agnello". Fu Galeno a indicare col nome di amnios l'involucro più interno del feto, suggerendo che questa membrana trasparente sia stata osservata per la prima volta proprio aprendo le pecore gravide. L'agnello, dunque, porta nel nome l'origine stessa della vita. È evidente che il termine aunu porti in sé un marchio identitario più forte di altri sinonimi. Non solo: l'accostamento fonetico ad annu (anno) suggerisce il ciclico ripetersi del tempo. Senza voler forzare una derivazione filologica tra i due termini, resta il fatto che l'aunu incarna la ciclicità delle stagioni pastorali: il suo "nome" dura circa un anno, trascorso il quale l'animale muta identità diventando piecura o muntunu. Se la classificazione scientifica lo colloca lontano dall'ordine dei "primati" (i cosiddetti 'migliori' a cui apparteniamo noi umani), la lingua popolare gli restituisce una dignità unica. Da un punto di vista semantico, nel nostro dialetto l'aunu è il piccolo della pecora, ma si smarca dal classico simbolismo della mitezza o dalla metafora sacrificale del Cristo, tipica dell'agnello latino. C'è una distinzione netta: mentre il nome della madre, piecura, indica spesso mancanza di coraggio e sottomissione - significato condiviso dal diminutivo u piecurieddru - l'aunu resta una figura a sé. È un termine tecnico e arcaico, un ponte tra la biologia della nascita e il calendario della terra. San Marco Argentano, 5 aprile 2026 Paolo Chiaselotti Note:
Suggeritore del termine dialettale aunu è il signor Luigi Di Cianni, macellaio.
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