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Sutt'a lingua: Curiosità e approfondimenti.

I CAPU VULATE


Particolare del dipinto raffigurante San Pasquale Baylon nella chiesa della Riforma

Particolare di un dipinto raffigurante San Pasquale Baylon nella chiesa della Riforma. sec.XVIII


La prima volta che venni a San Marco Argentano, il paese di mia madre, da Trieste, dove ero nato e vivevo con la mia famiglia, fu nell'immediato dopoguerra, nel 1946. Non avendo ancora compiuto sei anni, per essere ammesso alla prima classe avrei dovuto aspettare il 1947, ma le insistenze dei miei zii al maestro Pasquale Talarico furono tali che alla fine mi accettò, purché mi fossi comportato bene. Nonostante l'età, avevo alle spalle un trascorso burrascoso, la fine della seconda guerra mondiale, con bombardamenti, fughe nel rifugio sottocasa, arrivo di truppe diverse, da quelle di Tito agli indiani dell'esercito britannico.
Insomma, potevo vantarmi di avere un passato che nessun mio compagno di scuola poteva avere. I bambini di San Marco Argentano non ricordavano nulla della guerra, già finita da oltre due anni, per cui io ero sempre pronto a raccontare le mie esperienze: quando suonava l'allarme antiaereo bisognava stare ritti in piedi attaccati ai muri maestri o scendere nei rifugi, poi com'era il cappello dei sodati neozelandesi, il turbante degli indiani, il gonnellino e la cornamusa degli scozzesi, le scarpe lucide dei soldati americani ecc. ecc.
Don Pasquale Talarico sentendo che stavo sempre a sussurrare qualcosa al mio compagno di banco mi invitava a stare attento e alla fine spazientito, visto che continuavo a parlare molto e apprendevo poco, disse a mio zio di riportarmi a casa, dato che non avevo ancora compiuto i sei anni.
Fu allora che mi sentii dire che ero na capu vulata. Ed ecco che, a distanza di ottant'anni, ho ritenuto naturale aprire la pagina delle curiosità dialettali rcorrendo alle due teste volanti dei cherubini a lato dell'Eucarestia.
Poiché le persone perditempo come me sono chiamate capu frische, ecco che, parafrasando un noto proverbio, posso dire di aver saputo cogliere due espressioni con una sola pagina. Entrambe hanno a che fare con la testa, anche se in realtà si riferiscono al carattere di una persona: capu vulata è colui che riflette poco, capu frisca chi, invece, pensa cose inutili.
Non vi nascondo che mi sono anche chiesto se parlando di me stesso sarei potuto apparire come colui che si autocelebra, na capu gluriusa come si dice da queste parti. Il dubbio mi è sorto anche per il contenuto dell'immagine introduttiva: «Ma chini si crida d'esse !!» ho pensato possa aver detto qualcuno.

Ecco, chi non conosceva queste tre espressioni, ha imparato, a mie spese e per mio merito, i significati di capu vulata, capu frisca e capu gluriusa. Ho trascurato volutamente capu vacanta, nella speranza di non averla mai. Lascio -poca- al lettore il piacere di trovare altre definizioni della mia testa ...

San Marco Argentano, 17 dicembre 2025

Paolo Chiaselotti