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Sutt'a lingua : Curiosità e approfondimenti.
U CARDIDDRU... ![]()
All'origine di tutta questa storia c'è quella pianta spinosa comunemente chiamata cardo.
Forse non tutti sanno che ad essa si deve il nome del cardellino. Ebbene nel nostro dialetto
questo accostamento ha dato origine ad una serie di vocaboli che vanno dal nome della pianta
all'uccello, all'innamorato, alla gabbia, all'impiego. Dobbiamo desumere che l'origine dei
nostri vocaboli faccia capo a quel mondo di cacciatori che per motivi diversi, finanche religiosi,
ritenevano che quell'innocuo uccellino meritasse di restare perennemente legato all'uomo. Il volo linguistico che vi propongo è unico e affascinante e, se un tempo si poteva in qualche modo accostare un significato all'altro, oggi la distanza etimologica è tale che restiamo meravigliati e increduli che l'ago uncinato del cardo possa avere a che fare con chi viene assunto come manager di una grande azienda. Cominciamo. Per non annoiarvi partirò dal cardellino che come ho detto prende il suo nome dal cardo dei cui semi si nutre im maniera unica e spettacolare. In dialetto li chiamiamo rispettivamente cardiddru e cardu. Per un legame, direi un gancio vero e proprio, linguistico di cui non so spiegare l'origine, cardiddru viene chiamato anche il lucchetto, ovvero un sistema di chiusura mobile. Tutti sappiamo che i cosiddetti aghi del cardo sono lievemente uncinati e che la pianta veniva usata per cardare la lana. Uno dei sistemi con cui si può chiudere qualcosa è un oggetto fatto a gancio, ovvero che si aggancia ad un'altra parte per consentire l'apertura. Il cardo diventa così un cardine in italiano, ma "nu cardunu" in dialetto, per la sua funzione che lo obbliga a stare sempre fisso. "Cardunu" è, infatti, chiamato chi è sciocco e impacciato. Il cardellino, u cardiddru, è un uccello che ha una lunga storia che spazia tra superstizione, credenze e religiosità popolare. La macchia rossa che lo contraddistingue, oltre al piumaggio e al becco colorati, si ritiene che gli provenisse da un prodigioso volo sul sangue di Cristo morente sulla croce e più precisamente da una spina della corona. Anche in questo caso il riferimento all'aculeo di cui è fornito abbondantemente il cardo, ci induce a riflettere su questa serie di accostamenti semantici. Andiamo avanti. L'idea che si trattasse di un 'prodigio' alato di natura divina ha fatto sì che fosse cacciato per diventare ospite protettore dell'ambiente domestico, motivo per cui fu rinchiuso in una gabbia. Questa non è escluso che fosse chiusa con un attrezzo simile a quello che oggi definiamo un lucchetto, per cui u cardiddru stava all'interno della gaggia sorvegliato da un secondo cardiddru all'esterno, che gli impediva di prendere il volo. L'uccello poteva essere maschio o femmina, ma il suo destino era inesorabilmente legato alla gaggia in cui era costretto a vivere. Allo stesso modo per cui un buon bicchiere di vino non indica il contenitore ma il contenuto, anche nel caso della gaggia essa fu identificata per il suo recluso. Gaggiu e gaggia divennero così sinonimi di giovani, ma anche anziani, imprigionati dietro i cancelli dorati dell'amore: u gaggiu sospirava per la sua innamorata e a gaggia spasimava per il suo amante. Se l'una o l'altra erano già ingaggiati da altri la cosa non aveva eccessiva importanza, considerando che la vita non è eterna. Così da un innamoramento all'altro, finì che nel gioco amoroso entrasse anche il sesso mercenario, per cui alcuni si ritrovarono dal letto del piacere su un campo di battaglia, ingaggiati in una missione senza speranza e senza ritorno. Tutto per un uccello! San Marco Argentano, 25 giugno 2026 Paolo Chiaselotti |
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