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Sutt'a lingua: Curiosità e approfondimenti.
Un particolare della Nascita di Venere del Botticelli - Da Wikipedia Le parole del titolo sono due termini dialettali che significano soffia e gonfia. Ho adottato la scrittura utilizzata da Luigi Accattatis, studioso del dialetto calabrese, vissuto nell'Ottocento, per restituire due suoni davvero unici e difficili, corrispondenti grosso modo a gusciare - usciare. Altri, come Vincenzo Dorsa, scrivono i suoni nella forma juxja - uxja. A San Marco, tuttavia. la differenza tra soffiare e gonfiare è quasi impercettibile, nel senso che soffiare e gonfiare si equivalgono in suono e scrittura in un unico vocabolo, guscia'. Guai, però, a ritenere che la sua pronuncia possa essere accostabile a guscio o uscio della lingua italiana. Non essendo esperto di lingue, fonemi, etimi ecc. e affidandomi ad elementari osservazioni e ad alcuni glossari reperibili in rete, non spreco tempo a spiegare il fonema o a utilizzare segni fonetici internazionali, che non restituirebbero questo suono pressocchè unico del dialetto calabrese. Voglio, invece, evidenziare come, attraverso il dialetto, possiamo risalire ad origini comuni di alcuni vocaboli apparentemente diversi. Soffiare e gonfiare, che nella lingua italiana si fanno derivare dal latino sufflare e cumflare, sono due differenti verbi per forma e significato. Intuitivamente, però, percepiamo una relazione tra i due verbi pensando che le guance si gonfiano quando si soffia o che un palloncino si gonfia soffiando. Un pallone gonfiato è metaforicamente definito chi si dà delle arie. Come ho detto, nella parlata sammarchese, soffiare e gonfiare sono espressi da una stessa voce jujja' o juxja'. Non solo, ma essa racchiude in sé anche un altro significato, sbuffare (aviesa vidi cumu jujjava!). Da tale verbo, dalla molteplice funzione espressiva, scaturiscono sostantivi come jujju o juxju, jujjularu o juxjularu che indicano il guanciale o la vescica riempita e la cosiddetta pappagorgia. Ne esiste anche un altro, u jujjuarulu, ovvero la canna per soffiare sul fuoco. Quindi, mentre in italiano diciamo soffiare, gonfiare, sbuffare, guanciale, soffietto nel dialetto usiamo solo guscia', gusciu, gusciularu, gusciarulu, così da me trascritte per chiarire meglio il concetto. Nella lingua italiana esiste una correlazione tra le voci che indicano soffio e gonfiore? L'immagine introduttiva delle guance gonfie di Zeffiro che sta soffiando è una risposta alla mia domanda, ma ve ne sono tantissime altre. Esse hanno la particolarità di contenere lettere derivanti dall'emissione di aria che, se non erro, sono dette fricative o spiranti e, nonostante la differente etimologia, hanno in comune la presenza di qualche piccolo 'gancio consonantico' che le unisce. Giusto per capirci, se dico dente o terra o ramo o zucca o bello non riesco a trovare nulla che mi porti a collegare le parole e nulla che mi ricordi l'aria. Mentre se dico soffice, sbuffo, vescia, vescica, goffo, gonfio, paffuto, buffone, loffa, spiffero, scuffia avverto inconsapevolmente che sono parole 'ariose', leggere. E da un punto di vista etimologico hanno un collegamento? Prendiamo le due più distanti, loffa e vescia. Il primo è un peto, il secondo un fungo, noto col nome di peto di lupu, gonfio di spore, che si ammoscia espellendole. In tutto questo soufflé di assonanze, chi è curioso potrebbe perdere tempo per verificare se e in che modo le parole usate sono etimologicamente accostabili. Mi chiedo, invece, da dove possa derivare la nostra parola. La voce più vicina, con analogo significato di soffiare, la troviamo in altre aree geografiche calabresi, siciliane, campane, ma anche liguri e piemontesi nelle voci hiuhhiari, susciare, sciusciare, sciĆ»sciĆ¢. Le ultime tre mi paiono, però, più vicine a ciucciare, suggere, succhiare. Trattandosi di forme dialettali di aree diverse e distanti della penisola, rilevo, da persona incompetente, solo un'origine sonora comune (onomatopeia) derivante dall'atto di ispirare ed espirare piuttosto che una comune radice linguistica (etimo). E nella mia percezione mi sembra che alle voci predette sia da collegare anche il nostro termine dialettale scioscia, sciosc-ja, sorella, forse per aver sciusciato, ciucciato, succhiato, il latte dallo stesso seno. Proprio perché una voce dialettale mi ha suggerito la ricerca di parole foneticamente simili, mi chiedo, ad esempio, se guscio e uscio, i cui etimi sono incerti, non abbiano proprio origine nel loro suono, dato che, da un punto di vista raffigurativo, il primo rimanda ad un contenitore e il secondo ad un'apertura. L'italiano ci porterebbe a ricavare l'uscio dall'uscita e dall'atto di uscire e, per il fatto di esser stati tutti latini o greci, diciamo che uscire deriva dal latino ex-ire. Ripetendo il nostro jujju-ujju viene spontaneo pensare che quel suono, ora aspirato ora espirato, ovvero con l'aria che ora entra ora che esce, è l'equivalente dell'uscio. Basti pensare che u pipazzu vuschente, che per noi calabresi significa piccante, in realtà ha bisogno di un forte ricambio d'aria! Uscare in Romania significa tuttora asciugare all'aria, essiccare. Dire, quindi, che un vocabolo italiano possa avere la sua radice ... nell'aria che tira, ci indurrebbe a considerare l'aria all'origine di tantissime parole e onomatopee, non solo italiane ma anche straniere (cough-cof, puff), facendo sorgere il dubbio che alcune di esse, di cui non conosciamo esattamente l'etimologia o l'abbiamo ricavata da una comune radice iniziale, possano derivare dall'aria. Penso, ad esempio, alla parola italiana guscio. Se cerchiamo la sua origine su un dizionario etimologico non troveremo una risposta soddisfacente, mentre se ci affidiamo all'assonanza con altri suoni siamo in grado di spiegare perchè il guscio è un involucro dalla forma tondeggiante. E di conseguenza qual è la funzione della cariosside, perchè esiste il riso soffiato e via gonfiando, fino ad arrivare alla crusca, giudicata da un'Accademia un vuoto contenitore. Credo di aver huh'jatu abbastanza i c... e la chiudo qui. San Marco Argentano, 9 marzo 2026 Paolo Chiaselotti |
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