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Sutt'a lingua: Curiosità e approfondimenti.
Tremate, tremate, le streghe son tornate ...
Particolare della copertina di un disco di Ombretta Colli al titolo "Tremate Tremate, Le streghe son tornate" da Youtube (tratto dalla trasmissione TV "Stryx") Il nostro concittadino Stefano Langella, non a caso con un passato di custode cimiteriale, spesso rifornisce il dizionario sammarchese on-line di termini ignoti alla maggioranza delle persone, e oltretutto di difficile trascrizione, dato che si tratta di parole apprese da generazioni sepolte da più anni. Devo dire che il suo contributo oltre a rivelarsi prezioso suscita, almeno all'inizio, qualche dubbio sulla veridicità, anche perché di incerta scrittura dato che si tratta di memorie orali. Anche il modo con cui l'amico Stefano si appresta a fornire il contributo merita di essere descritto. La sua discrezione nell'evitare di essere importuno, gli fa pronunciare da una certa distanza la parola in dialetto, preceduta dall'interrogativo "C'è ...", che sintetizza in maniera estrema il piacere di essere stato utile alla comunità vivente, avvalendosi di parole sepolte da secoli. Il difficile viene dopo, quando si tratta di fare la compitazione della parola. Tuttavia, avendo fatto esperienza che tutto ciò che mi viene riferito necessita di una conferma da parte di vari cittadini, anche con origini diverse da quelle sammarchesi, risulta quasi sempre che le sue locuzioni hanno subìto negli anni alterazioni tali da destare non poche perplessità. È il caso della parola "'drexa" o "ddrecsa" che ... tremate, tremate ... significherebbe qualcosa di simile ad una strega, ovvero una donna autoritaria dall'aspetto arcigno. Ho voluto verificare se altri fossero venuti a conoscenza di questo vocabolo o di altro somigliante ad esso e, dopo vari e inutili tentativi, finalmente, qualcuno si è ricordato di aver sentito una parola di quel genere, pronunciata, però, diversamente, corrotta (o corretta, seconda alcuni) rispetto alla versione originaria. Il motto degli anni Ottanta con cui il femminismo presentava i conti alla società maschilista ritornava sulla scena locale grazie a questa parola sconosciuta, con cui era chiamata colei che aveva lo scettro del comando, almeno stando alla definizione del suggeritore. Non vi nascondo che, attraverso un'indagine tra le persone a cui accreditavo un patrimonio vernacolare di vecchia data, ho incontrato difficoltà a trovare chi potesse confermarmi l'esistenza di questo vocabolo e il suo significato. Ho esteso la ricerca anche tra chi aveva origini o familiarità con il mondo arbëreshë, ad iniziare da mia moglie vissuta per molti anni a Mongrassano. La parola "'drecchiasa", che lei ricordava per averla udita da alcune donne anziane, si riferiva ad una donna brutta cattiva, piuttosto che autoritaria, ed era usata raramente. Coloro che, invece, mi hanno confermato quasi integralmente la voce originaria sono stati Samuele Pisani e Franco Chimenti, alias "Mercurieddru", il quale, ripetendomi più volte i suoni, mi ha fatto capire che la parola iniziava con un raddoppio della lettera "D" ed una "X" o "CS" nel corpo, cioè esattamente uguale a quella inizialmente appresa. Altri avevano vaga memoria di voci somiglianti, del genere di quella riferita da mia moglie, e alla fine del giro di consultazioni il signor Carlo Di Cianni mi ha dato una sua versione, anch'essa frutto di un lontano sentito dire, corrispondente a ddrecs o drex -senza alcuna vocale finale- con cui si indicava con disprezzo una donna da tener lontana. Che dire sull'origine di un tale vocabolo? Se esso esisteva -e non c'è motivo di dubitarne- in una forma più o meno accostabile ai suoni pronunciati da ciascun interpellato, tenendo conto che in ogni caso si riferiva ad una donna, brutta, cattiva, megèra o altro, non possiamo che pensare ad una strega! È possibile che dalle nostre parti la strega, la stria lombarda, sarda, piemontese, veneta, fosse chiamata "'drexa"? Le voci "stria" e strega e derivano dal latino "strix, strigis", che anche nel greco trova una perfetta corrispondenza in "στρίξ", entrambe con significato di strige, uccello notturno rapace il cui verso era ritenuto di cattivo augurio. Accostando "'drex" a "strix" notiamo che ci sono due lettere in comune, la "R" e la "X", e che la "D" e "T" hanno in comune il suono occlusivo dentale. In entrambi i casi abbiamo un suono sgradevole e stridente che è all'origine della parola latina e di quella greca. Se, dunque, almeno sotto l'aspetto evocativo del suono "'drex" e "strix" sono assimilabili, resta il dubbio sul perché noi sammarchesi abbiamo tolto la "S", che, accentuando lo stridore, rende maggiormente efficace l'accostamento al rapace. Ebbene, avevo dimenticato di dirvi che la maggior difficoltà nella percezione dell'esatto suono di ogni singola lettera l'ho trovato proprio in quella 'D iniziale, che ripetuta da me, con il mio accento di uomo del nord, veniva puntualmente corretta, fin quando non ho capito che si trattava di un raddoppiamento della "D", e addirittura anche la "X" diventava "CCS", cioè la donna in questione era una "DDreccsa"! Insomma, qualcosa di peggiore di una quasi ... innocua "strex". «Tremate, tremate, sammarchesi, le streghe son tornate, parola di Stefano Langella. San Marco Argentano, 1° febbraio 2026 Paolo Chiaselotti Dopo la pubblicazione una conferma nell'uso e nel significato del termine viene dal dott. Luigi Credidio, la cui nonna, di
origine arbëreshë, pronunciava la parola col suono drexa. Vincenzo Licursi, anch'egli con ascendenti albanesi, ricorda sdrex ...
Insomma ... le streghe ritornano alla grande!
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