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Pagina del sito (L'Ottocento dietro l'angolo) di Paolo Chiaselotti
 
CIAMBARELLA-CHAMBARELLI ALBERO CHAMBARELLI GESUALDI GUGLIELMO LICURSI

 
Dai Ciambarella di Fuscaldo ai Chambarelli del Brasile (in PORTOGHESE)
 
                          Ogni persona costruisce le sue glorie con il suo lavoro, il suo coraggio
le virtù e l'intelligenza che gli sono proprie.
Ogni discendente di una qualsiasi famiglia (gruppo di persone)
avrebbe esempi da seguire se volgesse gli occhi
indietro e studiasse la storia dei suoi antenati.

GEORGE SAND 

Questo breve resoconto è frutto di ricerche della mia zia Maria Chambarelli de Oliveira e dell'aiuto dei calabresi signor Paolo Chiaselotti (San Marco Argentano), signora Rosa Maria Ciambarella (Fuscaldo), signor Ezio Licursi e sua figlia, signora Cristina Licursi (Mongrassano).

Nata a Nova Iguaçu (RJ), l'08/12/1926, nipote degli italiani "Battista Ciambarella" (Fuscaldo) e "Maddalena Licursi" (Mongrassano), mia zia, affascinata dalla Storia dei fondatori della nostra famiglia in Brasile e desiderosa di preservare la memoria di questa saga, ha realizzato diverse ricerche, fra le quali un viaggio, nel 1999, nel Comune di Fuscaldo, in Calabria, culla del suo antenato "Ciambarella" e le ha annotate in un libro.

La saga dell'immigrazione italiana in Brasile è stata oggetto di importanti lavori accademici che hanno svelato la realtà di migliaia di persone che hanno lasciato la loro terra natale in cerca di giorni migliori. A partire dal 1870, dalla regione meridionale dell'Italia masse umane oppresse, schiacciate dall'ordine ingiusto allora vigente in Italia, divisa da lotte incessanti, soprusi di ogni genere e anche da invasioni straniere nei regni della Calabria, Napoli […], soprattutto dall'invasione spagnola, molti furono obbligati ad abbandonare i loro legami affettivi, le loro famiglie e la società con la quale avevano un vincolo culturale, mossi dal sogno di ritrovare la speranza di giorni migliori per la loro vita. Così, molti si trasferirono nelle terre del Governo Imperiale del Portogallo nell'America del Sud. Fra di essi, i miei bisnonni.

A quel tempo, fine dell'Ottocento, nella città della "Corte" del Governo Imperiale del Portogallo nell'America del Sud, l'attuale Rio de Janeiro, si assisteva al sorgere di uno sviluppo industriale la cui base energetica era il "carbone vegetale". Alcuni fattori sociogeografici furono decisivi ai fini dell'accelerazione di questo sviluppo, fra i quali si distinguono: l'aumento della crescita della popolazione della "Corte" in seguito all'arrivo della Famiglia Reale; la costruzione della ferrovia "Dom Pedro II" (attuale "Rio - São Paulo") che attraversava la regione; l'abbondanza di materia prima, offerta dalla foresta chiamata Mata Atlântica - legna e produzione di carbone. Questi e altri fattori, produssero, a quell'epoca, un aumento significativo del profitto nel processo di trasformazione della materia prima in carbone vegetale e fecero di questa regione il maggior centro produttore di carbone vegetale di quella che era la 'Provincia' del Regno del Portogallo. Gli immigranti europei, soprattutto gli italiani calabresi, furono fra i primi "bracci di lavoro libero" della società schiavistica dell'epoca.

Il 24/12/1878, arrivò alla "Corte" della Provincia dell'Impero del Portogallo nell'America del Sud (oggi, la città di Rio de Janeiro, Stato di Rio de Janeiro, della Repubblica del Brasile) Carlo Licursi, di anni 27, da solo. Faceva parte di un piccolo gruppo di immigranti europei, contrattati come manodopera per lo sfruttamento del legno che era usato specialmente per la produzione di carbone e la costruzione delle ferrovie. Classificato come lavoratore autonomo, con contratto di un anno, imbarcò sulla nave Savoia, che salpò dal porto di Napoli. Si era arreso alle promesse degli agenti dell'emigrazione e venne in Brasile alla ricerca di nuove opportunità di vita. Aveva lasciato in Calabria la moglie Carmela e i figli Maddalena e Flaminio, nella speranza di tornare presto. I suoi unici bagagli erano la speranza e il coraggio.

Il 18/02/1880, all'età di 28 anni, arrivò alla "Corte" "Pasquale Ciambarella", fratello del mio bisnonno. Fu mandato direttamente alle carbonaie della periferia della "Corte", oggi quartiere di Cascadura della città di Rio de Janeiro. Si sposò con Giuseppina Vairo. La coppia ebbe tre figli: Giuseppe, Ernesto e Battista. I primi due si sposarono, rispettivamente, con le sorelle Serafina e Pasqualina Paura, figlie di Antonio Paura e sorelle di Franceschina Paura, quest'ultima si sposò con Francisco Baroni. Poco prima della 2a guerra mondiale, Pasquale ritornò in Italia con la famiglia. Purtroppo la guerra li fece emigrare di nuovo. Finita la guerra, alcuni dei loro nipoti vennero in Brasile e si stabilirono nelle città di San Paolo, Rio de Janeiro e Niterói. Uno dei suoi nipoti andò negli Stati Uniti d'America e prese il nome Joseph Ciambarella.

L'11/08/1882, a 21 anos, da solo, arrivò alla "Corte", nel vapore Umberto I, il mio bisnonno "Battista Ciambarella". Nato il 26/05/1861, nel "Comune di Fuscaldo (CS), Calabria", era figlio di Giuseppe Ciambarella e Maria Teresa D'Andrea. Si diresse subito a "Maxambomba", oggi "Nova Iguaçu", nello Stato di Rio de Janeiro, unendosi ad altri immigranti italiani contrattati come lavoratori della carbonaia, attività già presente nella regione. Come tutti gli altri, il suo unico bagaglio erano la speranza e il coraggio.

Il 22/06/1885 sbarcarono nel porto della "Corte", provenienti dal porto di Genova sulla nave Europa, Carmela 'Martino' Licursi, di anni 34 anni, sua figlia Maddalena Licursi (la mia bisnonna, di 11 anni), suo figlio Flaminio Licursi, di 16 anni, e Emilio Belluci, di 41 anni, amico di famiglia. Fu così che, nel cuore di Maxambomba, si unirono i calabresi Carlo Licursi, sua moglie Carmela, i figli e gli amici "paesani".

Carmela 'Martino' Licursi lavorò come cuoca, lavandaia, sarta e domestica. Carlo Licursi, Battista Ciambarella e altri italiani trovarono lavoro nei pochi impieghi disponibili in quell'epoca: 'carbonaio', agricoltore, operaio della costruzione della ferrovia Dom Pedro II, e, alla fine, panettiere. In genere, erano lavori che i portoghesi non riuscivano ad imporre agli indios e che gli schiavi non facevano più dopo l'abolizione della schiavitù.

La mia bisnonna era Maddalena Licursi, nata il 23/07/1874, nel "Comune di Mongrassano (CS), Calabria", figlia di Carlo Licursi e Carmela Martino. In quel tempo il sogno di ogni immigrante europeo era comprare un pezzo di terra. Il possesso di un proprietà agricola era considerato un grande patrimonio perché garantiva l'alimentazione, offriva alla famiglia una base solida nel nuovo paese e, soprattutto, significava liberarsi dai soprusi e dal dominio dei latifondisti portoghesi. Rappresentava, insomma, non sola la sopravvivenza fisica, ma anche l'esistenza sociale. Così, i Licursi costruirono la loro casa, vicino alle piantagioni. Una casa modesta, ma pronta a ricevere tutti i "paesani" che arrivavano, come il mio bisnonno Battista Ciambarella

I miei antenati cercavano la prosperità, lavorando sodo dalla mattina alla sera. Non fu mai un ostacolo per loro non saper né leggere né scrivere, perché portavano dentro di sé una cosa chiamata "cultura". Con questo bagaglio di conoscenze, affrontavano con coraggio sfide di ogni tipo. Arrotondavano il guadagno con la vendita di fichi secchi preparati alla moda mediterranea, del pane cotto nel forno a legna, delle focacce calabresi, delle ciambelle, della marmellata [..] e un po' alla volta si avvicinarono alla prosperità e alla libertà tanto desiderate.

Non ci sono documenti anagrafici del matrimonio civile o religioso di Battista Ciambarella con Maddalena Licursi. C'è soltanto un documento storico, scritto a mano da Magdalena Licurce (Maddalena Licursi), nel quale si legge che fu celebrato il 13 novembre 1889, nella Chiesa Santo Antônio di Jacutinga, l'unica chiesa esistente a "Maxambomba" in quel tempo.

Il Brasile attraversava un momento di grandi cambiamenti politici in conseguenza della proclamazione della repubblica e questo fatto si ripercuoteva sugli immigranti italiani che, essendo venuti in Brasile con l'appoggio dell'Impero del Portogallo, temevano rappresaglie e di perdere, così, i pezzi di terra che avevano conquistato con molto sudore e sacrifici, situazione aggravata dal fatto che molti immigranti italiani erano analfabeti. Oltre a ciò, il Brasile non era, in quel periodo, un Paese Laico e i preti cattolici avevano molto potere e influenza. Per esempio, fino ai primi decenni del Novecento, al Fonte Battesimale, davano ai "pagani" nomi diversi da quelli scelti dai loro genitori e non serviva a nulla opporsi. È quindi probabile che, in occasione del matrimonio di Battista Ciambarella, il sacerdote celebrante abbia aggiunto "João", a causa del significato che aveva "battista" in quel periodo, ossia, erano chiamati così quelli che professavano il credo protestante. Come poteva sposarsi nella Chiesa Cattolica un Battista?

A titolo di curiosità, nel 1882, anno dell'arrivo in Brasile del mio bisnonno, fu creata a Salvador, Bahia, la prima chiesa Battista del Paese e, nel 1884, nella "Corte" (oggi Rio de Janeiro), ci fu una forte reazione della Chiesa Cattolica contro questa nuova Chiesa. Questi fatti sono associati al cambiamento della grafia dei nomi e cognomi di molti italiani che vivevano nella città della "Corte". Nella mia famiglia, il primo registro ufficiale di questo cambiamento si trova nei certificati di nascita dei figli dei miei bisnonni. In essi i nomi dei miei antenati sono adattati alla lingua portoghese in base alla pronuncia italiana. "Battista Ciambarella" diventò, così, "João Baptista Chambarelli"; "Carlo Licursi" prese il nome "José Carlos Licurce"; Carmela Licursi" prese il nome "Carmélia Martins Licurce ";"Flaminio Licursi" prese il nome "Fermino Licurce"; "Maddalena Licursi" prese il nome " Magdalena Licurce; "Maria Teresa D'Andrea, madre del mio bisnonno, che però non venne in America, risultò come "Maria Thereza de Andréia "; Giuseppe Ciambarella, padre del mio bisnonno, che non venne in America, risultò come "José Chambarelli", […]. I miei bisnonni ebbero sei figli: José, Benjamim, Paschoal (mio nonno) , Maria Teresa, Angelo Julio e João Baptista.

L'11 agosto 1900, all'età di 39 anni, morì il mio bisnonno "Battista Ciambarella" col nome "João Baptista Chambarelli", vittima della febbre gialla. La mia bisnonna, che aveva 26 anni e sei figli da allevare, non si perdette d'animo. Insieme alla sua famiglia aveva lavorato duramente, aveva le mani incallite, aveva bagnato la terra col sudore della sua fronte, aveva respirato la cenere del carbone che aveva sporcato la sua pelle già bruciata dal sole tropicale. Il ricordo della strada percorsa dalla sua famiglia fin dall'arrivo a "Maxambomba" le diede la forza di affrontare questa nuova tappa di lotta. La vita dolorosa l'aveva resa una donna di poche parole e scarse manifestazioni di affetto, ma era sempre pronta a dare consigli con i proverbi che esprimevano le solide basi dei valori morali imparati dai suoi genitori e che forse rappresentavano il peso di una cultura ancestrale millenaria e complessa, incorporata nel subconscio collettivo del popolo calabrese. Ora spronava "senza quattrini num si canta missa"; ora in una discussione affermava "chi mangia senza lavorare é ladro"; esaltava l'economicità "il denaro ce lo facciamo a casa, lavorando e risparmiando"; manifestava la sua diffidenza dicendo "Tutto va bene finché non si scopre il trucco".

Il 23 settembre 1905, quando aveva 31 anni, Maddalena Licursi si sposò in seconde nozze con José (Giuseppe) Januzzi ed ebbe altri 5 filhos. Il 16 ottobre 1939, quando aveva quasi 89 anos, morì Carlo Licursi. Nel 1945, morì Carmela "Martino" Licursi. Lasciarono 4 figli, 32 nipoti, 73 pronipoti 5 figli di pronipoti. Il 28/12/1961, morì Maddalena Licursi, all'età di 87 anni.

La "Piccola Calabria" dove vivevano i miei antenati nella "Corte", chiamata "Maxambomba", poi "Iguassu", oggi "Nova Iguaçu", fu inghiottita dal tempo. Scomparve il clima di italianità manifestata dall'anima calabrese che l'aveva caratterizzata. Si spensero a poco a poco gli usi e costumi dei suoi "paesani", conservati soltanto fino alla 1a generazione dei loro discendenti. L'apprendimento progressivo della lingua portoghese e i matrimoni interetnici dei loro discendenti accelerarono questa perdita di caratteristiche italiane.

Evaristo Fagundes Chambarelli Il 23 settembre 1905, quando aveva 31 anni, Maddalena Licursi si sposò in seconde nozze con José (Giuseppe) Januzzi ed ebbe altri 5 filhos. Il 16 ottobre 1939, quando aveva quasi 89 anos, morì Carlo Licursi. Nel 1945, morì Carmela "Martino" Licursi. Lasciarono 4 figli, 32 nipoti, 73 pronipoti 5 figli di pronipoti. Il 28/12/1961, morì Maddalena Licursi, all'età di 87 anni.

La "Piccola Calabria" dove vivevano i miei antenati nella "Corte", chiamata "Maxambomba", poi "Iguassu", oggi "Nova Iguaçu", fu inghiottita dal tempo. Scomparve il clima di italianità manifestata dall'anima calabrese che l'aveva caratterizzata. Si spensero a poco a poco gli usi e costumi dei suoi "paesani", conservati soltanto fino alla 1a generazione dei loro discendenti. L'apprendimento progressivo della lingua portoghese e i matrimoni interetnici dei loro discendenti accelerarono questa perdita di caratteristiche italiane.

Ai figli dei miei bisnonni non fu data la possibilità di frequentare la scuola a causa sia della precarietà del luogo in cui abitavano sia della vita difficile che avevano che obbligava i figli a lavorare fin da piccoli per contribuire al sostentamento della famiglia. Soltanto durante la 3a generazione di questi italiani cominciarono a sorgere nelle famiglie i primi laureati.

I "Ciambarella" e i "Licursi" dispersi per il mondo dall'emigrazione sono molto numerosi (Argentina, Francia, Stato Uniti d'America, Brasile, e altre città italiane). Nella "benedetta" terra adottata dai miei antenati e nella quale lottarono perché una parte fosse di loro proprietà - oggi la città di "Nova Iguaçu", nello Stato di Rio de Janeiro - sono nati, sono cresciuti, hanno avuto figli e oggi abitano molti dei loro discendenti, fra i quali io stesso, Evaristo Fagundes Chambarelli, uno dei numerosi pronipoti che ha abitato là fino ai 42 anni. Attualmente risiedo nella città di Marília, nello Stato di São Paulo.

 

 
ALCUNI CIAMBARELLA EMIGRATI IN BRASILE
NOME ETÀ
(ANNI)
STATO CIVILE NAVE PORTO DI
IMBARCO
DATA DI
ARRIVO
DESTINAZIONE
GUSTAVO 16 CELIBE LE FRANCE NAPOLI 26/04/1887 SANTOS
PASQUALE 28 CELIBE BALTIMORE GENOVA 18/02/1880 CORTE
GIUSEPPE 32 CELIBE HABSBURGO GENOVA 12/01/1883 CORTE
SALVATORE 42 CONIUGATO MARANHON HAVRE 21/06/1883 RODEIO
PASQUALE 34 ???? LA FRANCE GENOVA 04/11/1886 CORTE
RAFFAELE 23 CELIBE ADRIA GENOVA 13/11/1886 CORTE
LUIGI 33 ???? BIRMANIA NAPOLI 13/03/1888 CORTE
 
L'ORIGINE CALABRESE DELLA MIA FAMIGLIA
NOME ETÀ
(ANNI)
STATO CIVILE NAVE PORTO DI
IMBARCO
DATA DI
ARRIVO
DESTINAZIONE
CARLO LICURSI 27 CONIUGATO SAVOIA NAPOLI 24/12/1878 CORTE
BATTISTA CIAMBARELLA 21 CELIBE UMBERTO I GENOVA 11/08/1882 MAXAM
CARMELA LICURSI 34 CONIUGATA EUROPA GENOVA 22/06/1985 CORTE
FLAMINIO LICURSI 16 CELIBE EUROPA GENOVA 22/06/1985 CORTE
MADDALENA LICURSI 11 NUBILE EUROPA GENOVA 22/06/1985 CORTE


Sull'origine del cognome Chambarelli/a e simili (di Paolo Chiaselotti)

Studiando l'origine di alcuni cognomi presenti a San Marco Argentano ho scoperto che alcuni di essi provengono da una zona del Piemonte dalla quale nel XIII - XIV secolo i Valdesi (seguaci della religione di Pietro Valdo) fuggirono perché perseguitati. Vennero in Calabria, altri in Sicilia e in altre regioni. In Calabria si stabilirono a Guardia Piemontese, sul mare tirreno, poco distante da San Marco e Mongrassano. Altri invece andarono a Montalto Uffugo e paesi vicini (San Fili, San Sisto dei Valdesi, San Vincenzo la Costa) più vicini a Mongrassano che a San Marco.
La loro lingua era l'occitano, di origine francese. Ancora oggi alcune persone anziane di Guardia Piemontese parlano un dialetto con molte parole piemontesi e francesi.
I cognomi Giambarella, Ciambarella e simili potrebbero avere origine da Jean o Jan Barel, Borel, Barrell ecc. Se mettiamo vicini nome e cognome , come ad esempio Jan Barrel, abbiamo un suono molto simile al cognome in parola. Cercando su internet ho trovato che nel XVII secolo in Val Pragelas (in occitano Prajalats, in piemontese Pragelà, Pratogelato in italiano), una delle valli valdesi, abitava un notaio di nome Jean Borel!
I Valdesi in Italia furono perseguitati dalla chiesa cattolica nel corso del XVI secolo, dopo che avevano abbracciato le posizioni di Calvino e della chiesa luterana protestante. Coloro che si convertirono scamparono alle persecuzioni.
 

FAMIGLIA GESUALDI
 
STORIA E GENEALOGIA DI ALCUNI GESUALDI DI LATRONICO - BASILICATA - ITALIA


Più di 3.000 anni fa, "I Celti" rendevano omaggio a coloro
che gli avevano trasmesso la vita,
registrandoli nei loro alberi della vita (genealogia).
L'inizio:

Verso il 1883, dopo la creazione dello Stato Italiano (1861), l'Italia attraversava un periodo di grande depressione economica e molte regioni del Paese non offrivano alla popolazione condizioni di sopravvivenza. Il Brasile, che il 01/05/1888 aveva abolito la schiavitù, cominciò a interessarsi di importare manodopera europea, soprattutto per sostituire la manodopera degli schiavi nelle piantagioni di caffè, che erano la fonte della sua attività economica principale in quel periodo. Così, il governo brasiliano prometteva vantaggi a chi venisse in Brasile. In Italia cominciò il movimento degli italiani che volevano "fare l'America". Si aggiungeva a questo un particolare importante: la Principessa Teresa Cristina, moglie dell'imperatore D. Pedro II, era italiana e napoletana. E così via …

[…]
In quell'epoca i nostri antenati Ignazio Gesualdi e Marianna De Lorenzo Gesualdi, figli di Domenincantonio Gesualdi e Maria Giuseppe Falabella, vennero in Brasile, provenienti da Latronico, un paese dell'Italia Meridionale; sbarcarono a Rio de Janeiro, dal Vapore Polcevera, l'11/10/1883, con il loro unico figlio VINCENZO GESUALDI (nonno Vincenzino), nato a Latronico il 09/08/1876, che aveva 7 anni. Andarono ad abitare a Conceição da Boa Vista, appartenente, in quell'epoca, a Leopoldina, attuale Distretto di Recreio-MG.

[…]
Verso la fine dell'Ottocento, arrivò a Paraoquena/Santa Cruz, Comune di Sant'Antonio diPadova-RJ, Brasile, un fratello di Ignazio Gesualdi. Più tardi, lui e sua moglie Marianna De Lorenzo tornarono a Latronico; rimasero in Brasile Vincenzo Gesualdi, "unico figlio" della coppia, registrato come Vicente Gesualdi Sobrinho. Ignazio Gesualdi morì subito dopo il suo arrivo a Latronico, e Marianna morì più tardi, il 25/05/1925.

Il 23/01/1897, Vincenzo Gesualdi (registrato col nome Vicente Gesualdi Sobrinho) si sposò con Maria de Abreu Campanario (figlia di Manoel D'Abreu Campanario e Rita Silva de D'Abreu Campanario) a Santa Cruz de Ibitinema, Distretto di Sant'Antonio di Padova-RJ. Da questo matrimonio nacquero 10 figli : Vicente Gesualdi figlio (Belant), Julieta de Abreu Gesualdi, ecc.

[…]
Circa all'inizio del Novecento, "chiamato" dal nipote Vincenzo Gesualdi", venne in Brasile, a Paraoquena/Santa Cruz = Comune di Sant'Antonio di Padova - RJ, il fratello minore (Francesco Gesualdi - nato a Latronico il 29/12/1865) di Ignazio Gesualdi. In data ignorata, a Santa Cruz, Sant'Antonio di Padova-RJ, Francesco Gesualdi si sposò con Inacia Alves Barbosa de Sá, e il loro figlio primogenito ricevette fu chiamato Oscar Gesualdi.

Genealogia dei nostri Gesualdi:
  1. Biasantonio Gesualdi (nato a Latronico 1761-????) e Caterina Tucci (nata a Latronico 1799-????);
  2. Ignazio Gesualdi (nato a Latronico 1787-????) e Anna Bianco (1784) - Matrimonio Latronico - 23/09/1810;
  3. Domenicantonio Gesualdi (nato a Latronico 06/03/1814) e Maria Giuseppa Falabella (nata a Latronico 27/11/1824) - Matrimonio Latronico 06/02/1848
Figli della coppia Domenicantonio Gesualdi - Maria Giuseppa Falabella:
  1. Caterina Gesualdi (nata a Latronico 12/01/1849);
  2. Ignazio Gesualdi (nato a Latronico 16/03/1851) - venuto in Brasile nel 1883;
  3. Vincenzo Gesualdi (nasc. Latronico 18/04/1854) - si sposò Brasil nel 1913, a Conceição da Boa Vista, a quell'epoca appartenente a Leopoldina-MG, oggi Distretto di Recreio-MG
  4. Anna Gesualdi (nata a Latronico 03/03/1857) - non ho documenti che provino se venne in Brasile;
  5. Giuseppe Gesualdi (nata a Latronico 14/02/1860) - non ho documenti che provino se venne in Brasile;
  6. Egidia Gesualdi (nata a Latronico 19/09/1862, morì a Latronico il 05/01/1863, a soli tre mesi di vita);
  7. Emidio Gesualdi (nato a Latronico 17/10/1863, morì a Latronico il 23/10/1863 a soli otto anni)
  8. Francesco Gesualdi (nato a Latronico il 29/12/1865, venne in Brasile all'inizio del Novecento, si sposò con Inácia Alves Barbosa de Sá il ……..; morì in Brasile il ……)
* Questa è la nostra storia che posso raccontare ora; ma ci sono ancora molte ricerche da svolgere.

Saluti a voi tutti
Carlos Aurélio Gesualdi Chaves
cacaugesualdi@yahoo.com.br

Tutti i Gesualdi della mia famiglia ringraziano moltissimo il signor Paolo Chiaselotti per la sua disposizione d'animo e la straordinaria generosità di aiutarci a cercare e incontrare l'estratto di nascita di Vincenzo Gesualdi, in Latrônico - Basilicata - Itália. Un bacio di cuore da tutti noi.
 

FAMIGLIA LICURSI
Guglielmo Licursi
 
Paolo, complimenti per il sito fantastico!

Sono figlia di Maria de Lourdes Licursi Costa, oggi di 82 anni, nipote di Guilhermina Licursi, pronipote di Catarina Licursi e Guglielmo Licursi.
Il mio bisnonno Guglielmo (nella foto) è nato a Mongrassano il 14 ottobre 1879. Era figlio di Domenico Licursi (15 dicembre 1841, Mongrassano) e Angiola Diana Regina Lavalle. Secondo informazioni di sua figlia, Guilhermina Licursi, mia nonna, già deceduta, Guglielmo, verso il 1885, studiò nel Seminario de San Marco Argentano.
Angiola Diana Regina Lavalle (12 novembre 1845, Mongrassano), madre di Guglielmo, era figlia di Pietro Lavalle (che è stato sindaco di Mongrassano) e Maria Rosa Staffa e sorella di Giovannino Lavalle che si trova nel suo sito (nei La Valle) e si è sposato a San Marco con Pasqualina Pupa.
Guglielmo Licursi si sposò nel 1900 in Brasile con una cugina, Catarina Licursi, figlia di Carlo Giuseppe Licursi e Carmela Schettini Martino. Guglielmo e Catarina ebbero tredici figli. Due figlie sono ancora vive: Ofélia Licursi (23 luglio 1914) a Rio de Janeiro e Célia Licursi (6 gennaio 1916) a Nova Iguaçu.
Carlo Giuseppe Licursi e Carmela Schettini Martino sono citati nella pagina "Chambarelli" del sito "L'Ottocento dietro l'Angolo": la figlia Maddalena Licursi [bisnonna di Evaristo, n.d.a.] era sorella della mia bisnonna Catarina. Io non conosco Evaristo che abita in un'altra città o Stato.
Carlo Giuseppe Licursi e Carmela Schettini Martino ebbero cinque figli:
  • Flaminio - nato in Italia. I suoi discendenti abitano oggi a São José dos Campos (Stato di São Paulo) e Nova Iguaçu (Stato di Rio de Janeiro);
  • Maddalena - nata in Italia;
  • Rosália - forse nata in Brasile
  • Catarina - nata in Brasile, si sposò Guglielmo Licursi
  • Joselídia - nata in Brasile, si sposò con André Bellusci, figlio Emilio Bellusci, di Mongrassano
In Orkut (www.orkut.com) è stato possibile riunire molti discendenti dei Licursi e così ho aperto una comunità riservata ai brasiliani discendenti di famiglie di Mongrassano.
Letícia com a mãe e os filhos
Avevo scoperto in precedenza la nascita del mio bisnonno Guglielmo a Mongrassano, mentre analizzavo uno dei microfilm dei Mormoni di atti di nascita, matrimonio e morti a Mongrassano nell'Ottocento. Ho svolto ricerche soprattutto su famiglie italo-albanesi come i miei Licursi (di Lekuresi, villaggio oggi in rovina nel sud dell'Albania, vicino a Saranda)
I miei antenati, fuggendo dai Turchi, si diressero in Grecia nel Quattrocento o anche prima. Verso il 1540 lasciarono la Grecia e si trasferirono nel sud dell'Italia, scappando nuovamente dai Turchi. Alcuni Lekurisis si trovano nei registri della Serenissima Repubblica di Venezia arruolati nel Peloponneso come stradioti (soldati mercenari).
Il mio maggiore desiderio oggi è conoscere Mongrassano, San Marco Argentano, San Martino di Finita, in Calabria, e Contessa Entelina, in Sicilia, il primo villaggio dove si registrano i Licursi in Itália (cinque capifamiglia nel "Rivelle" del 1593, secondo Schiro).
(Letícia con la madre e i figli)
Léticia Maria de Mello Rocha, discendente dei Licursi di Mongrassano

Traduzione dal portoghese in italiano della dott.ssa Letizia Zini Antunes (Assis-SP, Brazil - letiziazini @ uol. com. br)
inviata in data 28 giugno 2013 dal dott. Evaristo Fagunde Ciambarella