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Sutt'a lingua: Curiosità e approfondimenti.
"Cavalla e puledro in contrada Maiolungo di San Marco Argentano
Questa volta voglio andare diritto al cuore del problema 'dialetto vs lingua', per dimostrare come dal
primo possiamo risalire all'etimologia delle parole, cosa ardua e a volte impossibile nel caso della
lingua.
Ho preso i due termini italiani puledro e scalpitare per dimostrare che esiste un nesso semantico, ma non una comune radice etimologica. Al contrario, nel dialetto, l'agire irrequieto tipico del puledro deriva direttamente dal suo nome. I due termini "puddritiare" e "puddritu" sono la diretta conseguenza etimologica l'uno dall'altro. Se l'italiano non ha generato nei secoli il verbo "puledrare", come avviene, ad esempio per il cavalcare derivante dal cavallo, un motivo deve esserci. Il giovane che scalpita è un'immagine significativa di chi è insofferente a regole che apprenderà e applicherà col passare del tempo. Se dicessimo che il mosto del vino scalpita in attesa di trasformarsi in aceto faremmo ricorso ad un parallelo difficilmente comprensibile se non per la forma traslata e poetica. Perchè ho tirato in ballo la cantina visto che parlavamo di stalla? Non è un caso che spesso i due locali fossero attigui nei seminterrati, entrambi legati al mondo agricolo. L'accostamento dell'animale al processo di fermentazione era naturale, come il fremere del giovane cavallo insofferente alle briglie. Oggi che abbiamo a disposizione decine di nuovi termini specifici per definire la natura delle cose, la loro funzione, gli effetti e via dicendo, è difficile concepire che la comunicazione avvenisse sulla base di pochi termini strettamente legati tra loro. Abbiamo bisogno, oggi, di ricorrere a paragoni, come nel caso di scalpitare. Un giovane scalpita per insofferenza verso le regole degli adulti, come fanno i cavalli. Quando pensiamo a questa immagine non intendiamo dire che l'uomo è un cavallo, ma è simile a un cavallo che scalpita. In un linguaggio più povero di termini - dove non cè spazio per i capricci- il ragazzo e il puledro sono la stessa cosa, come le mamme e le mammelle che li hanno allevati. Quando l'etimologia fa derivare le parole usate nel dialetto dal latino, dal greco, dal germanico o dall'arabo, commette un errore madornale. Dovremmo immaginare che tutti erano colti e poi precipitati nell'ignoranza. Anche l'idea che ci fosse un latino volgare alla base della lingua non tiene conto di culture e fonemi locali che possono aver dato origine a voci entrate nelle lingue nazionali. La difficoltà con cui la lingua cerca di risalire all'origine delle parole sta proprio in questa errata impostazione, sintetizzabile dal nostro "puddritu". Il "puddritu" era il cavallino e nello stesso tempo il lievito madre che trasformava il vino in aceto e, come il cavallino si agitava, altrettanto faceva il vino nel processo fermentativo. In italiano solo chi è ignorante potrebbe accostare un piccolo al lievito per l'agitazione insita nei due, caso mai accosterebbe il primo al secondo pensando che è cresciuto bello e sano. Pochi penseranno al panetto che lievitato cresce di misura perchè non leghiamo pù la crescita al lievito, a meno che non siamo panettieri! Un sammarchese, invece, sa facilmente collegare le due cose dicendovi che il bambino è "lijitimu", cioè legittimo e lievitato. Interrompo, a questo punto, ulteriori considerazioni, per evitare di venire alle mani con i puristi puddritiannu, puddritiannu" ... San Marco Argentano, 6 maggio 2026 Paolo Chiaselotti Note:
Il termine "lijitimu" è un'eccezionale prova della fusione in un unico vocabolo
dei concetti del bene e della legge che lo sancisce. L'opposto era il bastardo, "mulu" in dialetto sammarchese.
Non voglio aprire un dibattito che ci porterebbe lontano, ma essendo triestino voglio indirizzare il lettore
ad una riflessione molto interessante sull'origine dell'appellativo 'muli' dato ai giovani triestini
(clicca qui)
Vi sono altri termini dialettali con lo stesso etimo di etimo di "puddritu", come puddruliare, corrispondente all'italiano pullulare, ma con un'accezione estesa piuttosto al movimento agitato che alla quantità di individui. Spesso "puddritu" è il giovane con pretese di stallone e "putria"o "putriglia" il suo eccesso di esuberanza, che si risolve, il più delle volte con una polluzione, notturna. |
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