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Sutt'a lingua: Curiosità e approfondimenti.
Christ at the Sea of Galilee" di Lambert Sustris (1570 circa)
Si "vavia" colui al quale esce la saliva, mentre "sarbamientu" è il salvamento.
Detta così (salva-mento) la voce dialettale potrebbe essere interpretata come bavetta, suggerita anche dall'azione di chi si bava. Avrete già capito che la pagina di oggi cerca di far luce sui tanti misteri della lingua, partendo dal dialetto, che io considero fonte inesauribile di informazioni sull'origine delle parole. L'azzardo di oggi, già anticipato dal paragrafo precedente, riguarda il sale, ovvero il cloruro di sodio, e la salute! Mi sono messo caparbiamente in testa che il sale non sia all'origine di quei mali che gli vengono attribuiti, ma che esso sia all'origine della salivazione e della salute. E, colmo dei colmi, la mia caparbia ricerca di comuni origini semantiche mi porta a verificare se possa esservi un nesso tra salivazione e salvazione. Capirete che anche il titolo è una provocazione, ad iniziare da quel "vaviamientu", che gergalmente indica chi straparla (o chi strascrive), accostato al salvamento nell'accezione che di seguito spiegherò. "Sarbamientu", "sarvamientu" (finanche "'nzaramientu") erano espressioni di saluto augurale verso chi arrivava o chi partiva. Equipararle all'attuale 'salve' è molto riduttivo, di fatto corrisponde al nostro saluto 'stammi bene', dove quel bene diventa un contenitore universale di benessere fisico e spirituale.1 Ho cercato attraverso Internet il maggior numero di informazioni sull'origine di sale, salve, salute e avendo trovato tra le etimologie di Isidoro di Siviglia quella del sale, che deriverebbe dal greco, sono rimasto colpito da un vocabolo che Sant'Isidoro usa per definire le bianche incrostazioni che si depositano su riva e scogli. Egli con un termine latino che non lascia dubbi sul significato della parola, dice che si tratta di "sputua" del mare che il sole essicca ("sputua in extremis litoribus vel scopulis derelicta et sole decocta" XVI, 2,3 - pagina 306, UTET, edizione a cura di Angelo Valastro Canale 2). "Sputua" viene tradotta in italiano con spuma o schiuma, lo stesso termine da noi usato per indicare anche la bava alla bocca. A questo punto viene spontaneo chiedersi se saliva e sale abbiano la stessa origine. Con mia grande meraviglia un testo e alcuni siti consultati mi hanno dato una risposta negativa, pur avendo entrambe la comune radice "sal-". Mentre sale deriva dal latino "sal,salis", a sua volta corrispondente al greco "als,sals", saliva ha una rispondenza precisa nel latino "saliva", traducibile anche in bava. Vediamo, allora di esaminare i due termini sotto il profilo scientifico. Il sale o, meglio, i sali sono componenti essenziali del nostro organismo, ma non sono l'organismo, tanto che li espelliamo attraverso urina, sudorazione, saliva, sputo ecc. L'accostamento tra la "sputua" del mare di Isidoro da Siviglia allo sputo dell'uomo o dell'animale mi pare che sia di tutta evidenza, sia etimologicamente che nella sostanza. Separare semanticamente ed etimologicamente i due termini presenta a questo punto degli interrogativi che né l'origine greca, nè quella latina riescono a spiegare. Andiamo avanti. Esiste un nesso etimologico tra la saliva e la salute? Anche in questo caso un testo e ricerche in rete mi dicono che non esiste un etimo comune. Tuttavia, riflettendo sulla naturalezza di un atto comune al mondo animale, c'è qualcosa che fa derivare la salute dalla saliva. Istintivamente, quando fuoriesce il sangue da qualche piccola ferita, la lecchiamo, sapendo o anche ignorando che quel secreto emesso dalla bocca provvede a migliorare la situazione. Nel linguaggio comune, con riferimento ad una sconfitta, diciamo "leccarsi le ferite", nel senso che siamo stati sconfitti ma abbiamo salvato la vita. Nella medicina popolare la saliva o lo sputo, assieme ad altre secrezioni, rientrava tra i più comuni rimedi ad alcuni mali. Andiamo ora ad un concetto più alto, cioè dalla salute alla salvezza e alla salvazione. Gesù, maestro, ci mostra come guarisce un cieco applicandogli sugli occhi della terra impastata con lo sputo. Poichè i vangeli sono fonte di informazione sia sotto il profilo semantico che etimologico per le parole in essi usate, dobbiamo dedurre che nell'azione di Gesù vi siano collegati i concetti di terra, saliva, salute e salvezza. Oppure devo pensare che chiunque di noi impastando terra con la saliva riesce a ridare la vista a chi l'ha persa. Allo stesso modo, leggendo le parole di Matteo (5,13), in cui Gesù dice ai discepoli: «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il suo sapore, con che cosa lo si potrà render salato?", come debbo interpretare quella parola sale di una così Autorevole Fonte? Se il sale e la salvazione non stanno assieme per noi, a quanto pare erano strettamente collegate per chi di origini del mondo se ne intendeva più di me? Il sale era come il mare, era tutto ciò che entrava a contatto con la terra. Oppure devo pensare che l'etimologia sia frutto di una visione che prescinde dalla storia, dalla religione, e dalla stessa vita umana? Lo so che ci vado giù duro, ma penso da ignorante quanti altri ignoranti benedicessero chi partiva o chi arrivava con un "sarvamientu" che oggi tranquillamente potremmo interpretare come la conservazione sotto sale! 3 Ebbene dopo queste considerazioni dobbiamo chiederci: perché abbiamo distinto queste parole allontanandone i loro significati? Se la natura ha previsto l'espulsione di certi fluidi, è per un preciso equilibrio biologico che segna un confine tra cura e rifiuto. Inoltre, da un punto di vista puramente fisiologico, l'atto di sputare deriva dal bisogno di continuare ad espellere dal nostro corpo ciò che gli organi preposti hanno eliminato. Con lo sputo, tuttavia, si esternano sentimenti di odio e disprezzo verso chi ci sta di fronte. Nonostante le premesse, dobbiamo concludere che la separazione etimologica e semantica è un dato di fatto: sale, salute e salvazione restano tre parole distinte e inconciliabili. Eppure, esse rimangono legate da un percorso esperienziale che le accomuna e da quel sarbamientu dialettale che, nel profondo, ancora le contiene tutte. San Marco Argentano, 13 maggio 2026 Paolo Chiaselotti Note:
1 La formulazione dell'augurio per chi se ne andava era "va' 'nzarvamientu", "va' 'nzaramientu"
(Corigliano).
2 Alcuni testi on-line riportano spuma, ma il testo da me consultato fa preciso riferimento a glosse più antiche. Del resto non cambierebbe nulla in quanto spuma e sputo derivano da "spuere". 3 Il nesso tra protezione e sale è radicato anche nella medicina popolare e nelle pratiche scaramantiche. Il gesto di gettare un pizzico di sale dietro la spalla o di spargerlo negli angoli della casa richiama la funzione del sale come agente di "salvamento": una difesa rituale contro il male e l'invidia, volta a preservare l'integrità dello spazio domestico e la salute di chi lo abita. Questa funzione protettiva si manifestava concretamente nel rito della partenza: era usanza porre al collo di chi si metteva in viaggio un piccolo sacchetto di sale. Questo amuleto non serviva solo come scaramanzia contro il malocchio, ma rappresentava l'augurio fisico che la persona potesse restare 'integra' (in salute) e preservata dalle avversità, proprio come il sale preserva la materia dal decadimento. Ringrazio tutti coloro che mi hanno segnalato o confermato l'esistenza di questo termine dialettale, sia a San Marco Argentano che in altri centri calabresi. |
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