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Sutt'a lingua: Curiosità e approfondimenti.

A SCIANCA



scianca
Due scianche o anche di salsiccia

«Senza le scianche, potremmo intuire che anche l'anca è ancòra un'àncora

La frase, apparentemente senza senso, ha lo scopo di riunire parole che condividono il nesso "anc", affidando alla voce dialettale scianca il compito di svelarne il legame segreto.

La scianca è il lungo pezzo di insaccato suino appeso a una pertica per l'essiccazione. Con lo stesso termine, a San Marco Argentano e altrove, viene chiamata popolarmente anche la gamba. Questo "pezzo intero" viene suddiviso in due parti strozzandolo al centro: una salsiccia unica viene così ripartita in due stuocchi (pezzi) che rimangono però uniti, come una gamba.

Questo è quanto avevo appreso dal mio sammarcino di fiducia, quando, un giorno, a casa, mia moglie, nel mettere in tavola una salsiccia, la chiamò anca. Un altro avrebbe fatto a stozzarieddri la sua metà - di salsiccia, ovviamente - io, invece, senza curarmi di sapere quale dei due termini fosse sammarchese, cercai di capire se la nostra scianca derivasse dall'anca.
Etimologicamente le parole anche, ancòra, àncora e anca hanno funzioni diverse, ma la dualità della nostra scianca attestava un'origine comune. L'anca è il cardine del bacino, lievemente incurvato, che regge la gamba (la scianca); l'avverbio anche indica l'aggiunta dell'altro all'uno; ancòra è la persistenza di ciò che abbiamo; l'àncora è l'attrezzo ricurvo che morde il fondo con le sue due punte. Persino nel Veneto, la congiunzione diventa "anca" (anca mi), confermando la radice "an" presente nel prefisso "anfi" (doppia natura) e nel greco angos (cavità ricurva, vaso). Volendo continuare potremmo pensare all'ancile, lo scudo, all'ancella, piegata in due, all'anchilosi e via ancando.

Mi sono chiesto se questa dualità nascesse da un casuale accostamento di suoni o se ci fosse un legame più profondo tra il nostro respiro e le parole. Ho immaginato che quel prolungato "nnnn" fosse tutto interno a noi e che i suoni successivi — c, k, f, s — fossero una nostra proiezione verso l'esterno.
Estrassi il cellulare e chiesi conferma di questa intuizione all'Intelligenza Artificiale. La risposta mi aprì uno scenario affascinante. Il legame non era solo simbolico, ma si rifletteva esattamente nella meccanica con cui produciamo i suoni.
Proprio come la scianca di salsiccia viene strozzata al centro per essere divisa, così il nostro apparato fonatorio "strozza" il fiato per creare significato, ristabilendo un equilibrio dinamico tra l'interno e il mondo esterno.
L'origine di questi vocaboli risiede nel contrasto tra la nasale alveolare (N) - che rappresenta l'Io, la risonanza dell'identità interna - e l'occlusiva velare (C), limite fisico e contatto con l'esterno. Il nesso di coarticolazione nasale-velare (N-C) costituisce il cardine morfologico di questi termini: descrive la curvatura e il punto di giunzione tra l'essere e l'agire ...
Fu mentre riflettevo su quest'ultima dualità, tenendo il cellulare ancora in mano, che mia moglie disse:
«Torna 'i dduvi venanu i paroli!»
«Tutto torna» risposi, iniziando a mangiare.
«... e tuttu stu rivuotu 'pi nu stuozzu 'i sazizza!» starete pensando voi.


San Marco Argentano, 19 aprile 2026

Paolo Chiaselotti

Note:
La voce anca appartiene ad un'area dialettale diversa da quella sammarchese
Torna 'i dduvi venanu i paroli!, ancòra da dove vengono le parole
... e tuttu stu rivuotu 'pi nu stuozzu 'i sazizza!, tutta questa storia disordinata per un pezzo di salsiccia!
Suggeritore dei termini dialettali scianca, stuoccu, stuozzu è il signor Luigi Di Cianni, macellaio, che scherzosamente ho chiamato sammarcino, per distinguerlo dal norcino di Norcia. Argentino avrebbe potuto generare confusione.