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Sutt'a lingua : Curiosità e approfondimenti.


A VUCCA È NA RICCHIZZA ...

Natura morta con formaggi - 
                           van Dyck 1613
"Natura morta con formaggi", Floris van Dyck, 1613, Amsterdam, Rijksmuseum (da Wikimedia Commons)
La frase dialettale tradotta letteralmente in italiano diventa "la bocca è una ricchezza".
Significa che con la bocca si può dire tutto, giusto o sbagliato che sia, quindi con riferimento a parole, frasi, discorsi che fuoriescono da essa.
Una miniera di informazioni, potremmo anche definirla, attribuendo all'espressione dialettale un significato prettamente positivo.
Non pretendo di rientrare in questo caso, in quanto il mio obbiettivo dell'analisi linguistica di oggi è di scoprire cosa c'è al suo interno di tanto prezioso, da aver originato un mondo affascinante di parole. Parole diverse all'apparenza e alcune anche nella sostanza, attraverso le quali scopriamo come possiamo essere ingannati o soffocati o, essendo donne, passare da questo orifizio ad un altro, attraversando tutto il corpo.
Non pretendo di dire verità, nè di affermare cose giuste, ma voglio solo offrire alcune suggestioni in un fantastico viaggio tra le parole comunemente usate, incluse alcune straniere.
In un'altra pagina avevo già affrontato le vicende linguistiche e culturali che dalla miniera ci portavano all'apparato masticatorio e alla deglutizione, "sputando" finanche sentenze legate alle ghiandole salivari. Ora voglio indagare, trastullandomi da rimbambino ultraottantenne, su alcuni incredibili collegamenti che partono dalla gola, dalla nostra gola calabrese, rimasta nel fossile linguistico di ganna.
All'apparenza potrebbe sembrare che essa derivi da canna, ma per dirimere eventuali dubbi voglio ricordare che abbiamo un suo derivato nel cannaruozzu.
Ganna sta ad indicare la faringe, ovvero quel pericoloso percorso controllato dal semaforo dell'epiglottide. M'è rimastu 'nganna significa che qualcosa mi è andato letteralmente di traverso o che un mio desiderio è rimasto inappagato.
Mentre un calabrese pensa subito a qualcosa che gli entra in corpo, avendo conosciuto la fame ed essendo fondamentalmente onesto o ingenuo, l'italiano medio ha voluto vedere nell'inganno qualcosa che fuoriesce dalla bocca altrui per danneggiarlo. Ma se anch'egli avesse dovuto procurarsi il cibo dall'acqua potremmo parlare di un bisogno universale che l'uomo ha a tutte le latitudini: nutrirsi.
Si usa dire che quando si mangia si combatte con la morte. Perché? Perché il cibo che ingeriamo per un malfunzionamento dell'epiglottide potrebbe prendere la via sbagliata e soffocarci.
A questo punto non solo il cibo si trova ad un bivio, ma anche le parole che fuoriescono e formano il linguaggio. L'associazione del mangiare al combattimento non è casuale, ma proviene da chi in qualche modo aveva la cultura delle armi: la morte ti aspettava nella gola. Come l'inganno e la menzogna. Altrimenti perché dire a qualcuno «tu menti per la gola»? Qualcuno si chiederà: «allora inganno e 'nganna» derivano entrambi da qualcosa che un tempo era chiamato ganno o ganna?
Il dubbio è venuto anche a me, e ancora più intrigante: gun, l'arma che spara inglese, ha la stessa origine? La suggestione che la canna della pistola, del fucile o il cannone abbiano a che fare con un "can" iniziale hanno fatto il resto, inducendomi a credere di aver colpito il bersaglio.
Invece ecco la delusione: il gun inglese deriverebbe da lady Gunilda! un appellativo dato nel XIV secolo ad una grande balestra di corno utilizzata per la prima volta a Windsor.
Conoscendo l'humor inglese ho pensato dapprima ad uno scherzo fatto a chi aveva origine latine. Ho provato quindi ad indagare su questo nome di donna, scoprendo che esso aveva origini da un gergo anglo-normanno scandinavo utilizzato nel XIV secolo. Oltre a questo che Gunilda deriva dal germanico gunn che significa combattimento. Roba da matti: allora il nostro detto che quando si mangia si combatte con la morte potrebbe venirci dai tedeschi! Cibo e armi, insomma, condividono la stessa trincea: quella della gola
Ognuno nella propria nazione ha il diritto di vivere come può, ma a me che ho origini carabresi la testardaggine non difetta e ritengo che il nostro ganna e l'inglese gun abbiano qualcosa in comune, magari attraverso i Longobardi o i Normanni, o entrambi, nel loro stanziamento nel Sud dell'Italia.
Non perché voglia attribuire al nostro Mediterraneo e ai greci un particolare accanimento letterario nel trasferire in lingua i fonemi, seguendo una prassi secolare di altri popoli indo-europei, ma dobbiamo convenire che una lady mediterranea l'avevamo anche noi. Era chiamata γυνή (gynḗ), che a me sotto il profilo semplicemente fonetico ricorda le parole anzidette.
Del resto la queen inglese e la kvinna scandinava non esisterebbero senza i greci. E senza un po' di presunzione.
Mi intriga, tuttavia, quell'accostamento sia inglese che, di conseguenza, mio, alla donna e ... ricordandomi di Gustave Courbet che vide in un suo particolare anatomico l'origine del mondo (e anche delle parole) ho pensato al cunno. Consapevole di aver osato troppo, ho pensato di ricoprire subito l'immagine con l'indumento caro alle donne e ad una parte degli inglesi: la gonna.
Roba da far girare la testa: possibile che ci troviamo di fronte ad un coacervo di parole che per una via o per un'altra si sono diramate in decine di strade diverse, ma tutte originate da suoni riconducibili ad un primitivo g-n o c-n?
Se così fosse dovrei pensare necessariamente a qualcosa di avvolto, di arrotolato o di circolare come un tubo, un cilindro.
Vai a sapere come un concetto simile, chissà se ricavato dall'osservazione di parti corporee o di piante, sia entrato, e con quale originario fonema, nella nostra testa, uscendone bello e formato dalla bocca?
Se a questo aggiungiamo che le parole percorrono lo stesso tratto a cui cerchiamo di dare voce ... beh, qui non siamo nell'ambito della scienza, ma del miracolo!
Sono quei misteri che rimarranno tali, ma per uno come me, che non ha un cazzo da fare tutto il giorno, si trasformano in un piacevole passatempo.

San Marco Argentano, 28 giugno 2026

Paolo Chiaselotti