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Sutt'a lingua: Curiosità e approfondimenti.
Scarpe tsaurochia dal sito www.etsy.com Le tsaurochi, le famose scarpe rosse con un pompon in punta in dotazione alla guardia nazionale greca, gli euzones, sono all'origine delle nostre zaricchie. Ovviamente sto parlando del nome originario di quelle scarpe, che il nostro dialetto ha adottato secoli addietro, adattandolo alla parlata locale. La voce greca originaria Τσαρούχια (tsaroúchia) fu trasformata in zaricchia, pronunciata con la zeta cosiddetta aspra (t͡s), che rispetta la dizione originale. Dobbiamo ritenere che questa voce sia un'eredità del greco-bizantino e non della lingua magno-greca, visto che non esiste una voce intermedia latina o tardo-latina che le assomigli. Data la sua particolarità essa non ha subito sostanziali mutazioni nelle lingue dei popoli con cui il mondo greco ha avuto contatti ma, ripeto, non esiste nella lingua latina. È probabile che le lingue attuali l'abbiano adottata in tempi recenti, come è avvenuto per l'italiano, traendola pressocché immutata dal vocabolo greco con cui oggi sono indicate le scarpe degli euzones. Il fatto che nel nostro dialetto essa esista da tempo, senz'altro prima della creazione del corpo militare greco, indica che in Calabria e, soprattutto nel Cosentino, la zaricchia, col significato di scarpa vecchia e sdrucita, traeva il nome da una voce greca originaria, indicante un particolare tipo di scarpa. Considerando che l'attuale calzatura degli euzones è bassa come la pantofola, è molto probabile che questa fosse la sua forma fin dalle origini. Difficile spiegare perché essa abbia finito per indicare ciabatte logore, anche se non escluderei una nominazione peggiorativa del significato originale per motivi socio-culturali. L'espressione maggiormente usata era, infatti, ghesci 'chi zaricchi alli pedi, ad indicare un contegno riprovevole, che probabilmente finì per configurare anche un aspetto sciatto e disordinato. Ho letto che la voce tsaurochi viene da alcuni accostata alle scarpe contadine laziali dette ciocie, mentre non ho trovato alcun riferimento alla nostre zaricchie, nonostante l'evidente derivazione letterale. Credo che a questo punto sia importante sapere da dove trae origine la parola greca Τσαρούχια (tsaroúchia). Scopriamo che essa deriva dal turco çarıq (tsarık), col sigificato di scarpa di pelle morbida (di maiale o pecora). La radice che ha dato luogo alla parola greca sembra più vicina al nostro termine dialettale di quanto lo sia la parola greca stessa, facendo nascere il sospetto che anche la nostra abbia origine dal turco. Quando e come ciò possa essere avvenuto è al di fuori delle mie conoscenze, ma da una ricerca in lingua turca apprendo che si tratta di un termine antico che significava scarpa grezza, entrato in uso nelle lingue persiana, greca e ungherese. Debbo dedurre, quindi, che originariamente la voce greca fosse più vicina a quella turca e che, di conseguenza, anche la nostra zaricchia si sia formata sulla base di una radice greca prossima a τξáριχ. Chi si occupò dell'etimologia della parola zaricchia nell'Ottocento, come riportato nella ristampa anastatica del Dizionario del dialetto calabrese di Luigi Accattatis, edita da Pellegrini editore, fu lo scrittore arbëreshë Vincenzo Dorsa (1823-1885), che individuò per primo l'origine del nostro vocabolo. Una conferma venne in quegli anni dal linguista tedesco Gustav Meyer, docente all'università di Gratz, il quale in una recensione del 1885 precisava che la voce greca τξáρουχια segnalata dal Dorsa era anche "vocabolo turco e serbo". Possiamo, quindi, escludere che si tratti di una voce importata dalle popolazioni albanofone, visto che sia Dorsa che Meyer erano profondi conoscitori della lingua albanese. Di conseguenza debbo dedurre che ci troviamo di fronte ad un fossile linguistico, visto che non esistono accostamenti fonetici con altri vocaboli presenti nella lingua italiana o nei suoi dialetti (non so cosa ne pensino i lettori dell'accostamento alle scarpe ciociare!). La domanda che ora mi pongo, considerata la presenza slava al seguito di Roberto il Guiscardo a San Marco, documentata nell'XI secolo, è se la voce zaricchia sia attribuibile alle tribù slave o ai greci. Non cambierebbe gran che a livello linguistico, ma sarebbe una conferma di stanziamenti di popolazioni slave (e non solo) in un'area in cui la voce fu utilizzata fino ai giorni nostri, un'area geografica che va ben oltre il territorio di San Marco Argentano. San Marco Argentano, 4 marzo 2026 Paolo Chiaselotti |
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