home


Sutt'a lingua : Curiosità e approfondimenti.


M'È RIMASTU 'NGANNA ...

Giullare "A vucca è na ricchizza" è il titolo di una mia precedente pagina su quel mistero linguistico che ha alla base una radice o, comunque, un fonema G-N all'interno di alcune parole, che rimandano genericamente alla gola. E alla golosità. E alla libidine. E al peccato. E ... insomma a tutto ciò che in un modo o nell'altro può ricordarci la gola comprese le metafore che ne sono scaturite.

Il giullare dell'immagine a lato sono io, che ho alterato un quadro di Fouquet, per attribuirmi, indegnamente, il ruolo di un comunicatore sfrontato.

Le conoscenze e gli studi riguardanti la lingua sono un campo riservato agli specialisti e chi lo fa, come me, come una sorta di gioco è un giocoliere delle parole. Tale sono e voglio apparire. Tuttavia devo dire, non perché pretenda di fare scuola, che grazie a saltimbanchi, girovaghi, 'cuntisti' e via dicendo, parole sconosciute o alterate nella loro forma sono entrate a far parte della lingua che oggi parliamo.

Giusto per fare un esempio riguardante direttamente San Marco, dove nacque una delle più prestigiose figure storiche, Marco Boemondo, voglio ricordare che il Guiscardo, suo padre, gli mise questo strano e sconosciuto nome avendolo appreso da un saltimbanco. Parola di Oderico Vitale.

Il giullare, come tutti sappiamo era colui che intratteneva e faceva divertire i membri di famiglie agiate che potevano permettersi il lusso di avere a propria disposizione un pagliaccio tutto per loro. I saltimbanchi e i giocolieri, ma anche i girovaghi che raccontavano o recitavano o suonavano, percorrendo paesi e genti diverse, non avevano padroni. Liberi come l'aria, distribuivano ciò che di immateriale avevano sempre con sé, la loro arguzia o l'insipienza, per un uso pubblico e privo di vincoli di qualsiasi natura.

Che cosa vi propongo io, in un secolo in cui nessuno ha bisogno di apprendere nulla avendo a disposizione in ogni momento tutte le fonti del sapere? Nessun discorso, nessuna notizia, ma soltanto parole, suggestive ed evocative, e come al solito partendo da quella lingua che noi sammarchesi (o meridionali in generale) abbiamo da tempo abbandonato: il dialetto.

Lo farò giocosamente, partendo da quella dannata parola che avevo estratto da quella miniera fonetica e semantica che ha origine dalla bocca: la "ganna".

Dato che a tutti è capitato che qualcosa gli sia rimasto 'nganna che somiglia tantissimo ad inganno, cerchiamo di capire se tra le due cose ci sia un legame. Se vi dico che c'è vi diranno che è una bugia, una menzogna. O forse una Magonza? Sì, perché cosa c'entra la città di Mainz in Germania? C'era nato Gano. Chi era? era il mentitore e traditore per eccellenza. Nel Medioevo lo sapevano tutti, anche Dante che lo sbatte nell'inferno.
Sarà per questo, allora, che a volte ci brucia la gola?
Può darsi, ma non tiriamo in ballo la menta per spiegare la menzogna, anche se Gano mente per la gola.
L'inganno, figuratevi che, lo fanno i cani. Pare che ci ingannino gannendo, cioè emettendo guaiti! 1 E io che ho avuto tanti cani non lo sapevo! Una volta pensavo, immaginate un po', che potessero imparare a miagolare, per ingannare chi amava i gatti! Questo è quanto ho appreso dagli etimologisti, non dalla cerchia dei buffoni.
Dove ho imparato tutte queste cose di cui vi sto parlando? In una bettola ovviamente, quelle che i nostri antenati chiamavano ganea e alcuni gannium. E sì, diciamolo chiaramente, nei bordelli dove si gozzovigliava in tutti i sensi. Dove ne sentivi di tutti i colori, compreso chi parlava della clessidra con allusioni al corpo femminile. Per la forma? macché per l'orifizio.
... t'illudi i capisci ma u dittu t'inganna
picchì la parrata è senza dicenza ...
2
perché ganea poteva significare sia la bettola che la donna che la frequentava.

Vi chiederete se ho bevuto? certo, quanto basta perché non mi venisse 'nganna. L'importante, però, è che l'abbiate bevuta voi e che non vi sia rimasta 'nganna. Desiderare di bere e non poter bere è davvero un supplizio e così la ganna diventa una voglia, un desiderio. Ma se le cose vanno storte rischiate di non poter desiderare più nulla.
Non mi riferisco solo al bere, ma anche, che so, di fare un giro con la ganea, intendo dire un giro di ballo. Presentatevi e invitatela: "tengo gana de bailar", fingendo di essere portoghesi.
Se rifiuta, dicendo che deve cantare, allora vuol dire che è araba. Tranquilli, dice la verità.
Vu racconto queste cose non per prendervi in giro, ma per allargare le vostre conoscenze divertendovi. È un gioco, come lanciare in acqua un cuticchio — inteso come ciottolo, non come la celebre famiglia di cantastorie siciliani! — e stare a vedere come si allargano i cerchi concentrici.

Se pensate, addirittura, che sia fuori di testa vi sbagliate.
Buffone sì, ma matto no ... Anche se, adesso che ci penso, sono un jolly! quello che nel gioco delle carte chiamano "la matta", con la faccia del giullare, pronto a farsi valere quanto vuole. E mi chiedo: «È demenziale pensare di poter avere un giorno un riconoscimento ufficiale per queste mia ricerca sulla "ganna"?»
Senza falsa modestia, se quel grande maestro che fu Dario Fo inventò un "grammelot" viscerale fatto di pancia e di gola e ci vinse un Nobel, io — che di cognome faccio Chiaselotti — non potrei, a maggior ragione, esser premiato per questo "gannalot" calabrese?

San Marco Argentano, 16 luglio 2026

Paolo Chiaselotti



Sullo stesso argomento vedi    A vucca è na ricchizza   Gliutti   Ganga, gangula, gangularu  

1L'etimologia vuole che derivi dal b.latino 'gannare', prendere in giro, dal latino 'gannire', il guaire degli animali.

2Nu 'ncantu a lu senti diciennu/ ca resti incantato asuliannu/ è cum'u canariu 'nti stripit'i griddri/ e sulu pinzannu a chiru cristianu/ c'aviedda 'mparà a parrar'italianu/ senza capisci c'a linngua nustrana/ è puru cchiù scicca di chira taliana/ Ti fazzu d'esempi na sporta e na murra/ mo dicialu tu ca parri a zavurra/ di chira pisante ch'un tena 'liganza/ picchì la parrata è senza dicenza/ t'illudi i capisci ma u dittu t'inganna/ se d'essi ti cridi tu puru 'i sta banna/ U suonu u suspiru a vuci'ammilata/ ca mancu 'nti troppi t'a truovi jittata/ picchì puru chiri 'cu triddri e capiddri/ un fanu u rumuru ca fanu li griddri

Il mistero, buffo davvero, di questa "ganna" dai tanti significati, tutti derivanti dalla gola, rimane tale. Ne ho parlato per ben tre puntate, improvvisandomi anche giullare ...
Giul ... giul / gliu... gliu ... Alla prossima!